Eduardo Ambrosio


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OTTOCENTO

TERZIGNO Città > STORIA

Lo sviluppo di TERZIGNO nell'Ottocento

SOMMARIO: La partecipazione alla grande storia, distruzione e ricostruzione.


Dopo un Settecento vissuto, dagli abitanti di Terzigno, soprattutto in funzione della costruzione della possente ed elegante chiesa dell'Immacolata, primo collante della città, l'Ottocento sarà testimone dei primi vagiti storici della comunità, coniugati con la storia del Regno di Napoli e, più in generale, con quella d'Italia.


La partecipazione alla grande storia

Rare testimonianze documentarie parlano di un certo fermento culturale:

  • per la Repubblica Napoletana del 1799 di matrice giacobina con la figura del rivoluzionario professore di chimica e matematica Annibale Giordano (nato a S. Giuseppe Vesuviano, anche se l'atto di nascita recita: "in loco ubi dicitur allo Terzigno");
  • per Napoleone (un certo Giuseppe Boccia partecipa alla sua campagna di Russia e torna cieco) ed il decennio francese a Napoli (1806-1815);
  • per la Carboneria degli anni Venti e Trenta (riunioni nella casa dei fratelli Boccia alla Crocevia), il sacerdote Don Giovanni Boccia da Terzigno.


In seguito alla concessione della costituzione,
Terzigno con una guardia di 100 uomini e un capo compagnia faceva parte del Decurionato di Ottaviano, la tradizione parla di uno scontro presso la Taverna al Mauro (confine del principato mediceo) della guardia con i garibaldini.

Un terzignese, Vincenzo Niutta 30 , quale Primo Presidente della Suprema Corte del Regno di Napoli, nel 1860, annunziò il Plebiscito che unì il Meridione al Regno d'Italia.

Rilevante è la storia di
Antonio Cozzolino detto Pilone 31 che, con il monopolio delle "trafeche" (compravendita del vino e di ogni altro genere) nella zona di Terzigno e dintorni, fu li protagonista assoluto del brigantaggio postunitario; foraggiato da Francesco II (Franceschiello), mise in scatto l'ordine costituito consumando una rapina addirittura contro l'erede al trono d'Italia Umberto I, la sua avventura finì solo il 14 ottobre 1870.

30. Nominato per meriti senatore del Regno d'Italia, Ministro nel primo governo italiano presieduto dal Cavour e Grande Ufficiale dell'Ordine Mauriziano. Della stessa famiglia di origini trecentesche titolata con Duca e Marchese di Marescotti sono: il Primo Presidente della Corte di Cassazione di Napoli, Francesco; la medaglia d'oro al valor militare (a cui è intitolato l'aeroporto di Napoli), Ugo; il Prefetto del Regno e Alto commissario della città di Napoli, Giovanni; la medaglia d'oro al merito forense, Gugliemo. Ultimo erede della famiglia, figlio di una Niutta, è Alfonso Paternò di Montecupo, dirigente del Ministero degli Interni, presso la Direzione Generale dell'Amministrazione Civile.
A parziale rettifica di quanto sopra, su segnalazione di Francesco Niutta (francesco.niutta@gmail.com) del 3.4.2009, apprendo che allo stato ci sono ancora quattro discendenti maschi diretti di Vincenzo Niutta e cioè Ugo Niutta, attuale titolare del titolo di duca e marchese, suo figlio Gustavo Niutta, suo nipote Enrico Niutta e il figlio di quest'ultimo appunto il succitato Francesco Niutta.
I Comuni di Roma, Napoli e Terzigno hanno intitolate strade ai Niutta.


31. A Terzigno Pilone, devoto come molti malavitosi della Madonna del Carmine, poteva contare sui partigiani Paolo Collaro, oste della Taverna al Mauro, e sugli Annunziata, mentre fu osteggiato da Francesco Prisco che, contro la sua volontà di Pilone, voleva abbandonare la causa per la restaurazione borbonica; altri adepti terzignesi erano il contadino Francesco Napodano, la monaca di casa Francesca Ranieri, l'amante Maria "Puzzacane" dei Caprai, il maniscalco Gaetano Iuliano, Vincevo Ranieri Mangiamelelle.



Distruzione e ricostruzione

I bisogni, però, per la comunità di Terzigno sono sempre gli stessi, reagire alla furia ricorrente del Vesuvio (clicca - integrazione del marzo 2014) per la cronaca dell'Abate Monticelli: La più devastante del secolo fu l'eruzione del 23 luglio 1832, con una coda di circa due anni. La distruzione interessò, per un grosso squarcio sul fianco, circa 1100 moggia di vigneti e boschi, che rimasero improduttivi per più di un'annata.

Integrazione del marzo 2014
Le continue eruzioni (pressoché ininterrote), che avvenivano al Vesuvio - solo nell'Ottocento, quelle particolarmente violente sono del 1822, 1834, 1850 e 1872 - oltre che arrecare ingenti danni alla zona, suscitavano
un crescente interesse fra molti studiosi di vulcanologia (come già anticipato con il Sorrentino nel capitolo relativo al '600). Sull'onda di queste emozioni e su sollecitazione del fisico Macedonio Melloni, nel 1841 , Re Ferdinando II di Borbone faceva avviare sulle pendici del Vesuvio stesso la costruzione del primo osservatorio meteorologico e vulcanologico del mondo. L'Osservatorio venne inaugurato nel 1845, in occasione del 7° Congresso degli scienziati italiani. Il completamento dei lavori, tuttavia, avvenne solo nel 1847 ed in quell'anno il Melloni si recò a Parigi per acquistare gli strumenti scientifici necessari agli studi dell'Osservatorio. Ma nel 1848 scoppiarono alcuni moti rivoluzionari, prontamente repressi, che portarono alla destituzione del liberale Melloni. Dopo varie vicissitudini, solo alla fine del 1855 veniva nominato il nuovo direttore Luigi Palmieri e da quella data inizia l'effettiva attività dell'Istituto. Da allora in poi l'osservatorio Vesuviano ha rappresentato il punto di riferimento per tutti gli studi svolti al Vesuvio ed è stato il primo esempio di istituzione scientifica in campo vulcanologica. L'attività dell'Osservatorio si è orientata sin dall'inizio allo studio della fisica dei processi vulcanologici ed è appunto al Palmieri che si deve la realizzazione del primo sismografo utilizzato per lo studio dell'attività sismica durante le eruzioni.
Poco dopo l'inizio dell'attività dell'
Osservatorio Vesuviano il Regno di Napoli entrava a far parte del Regno d'Italia e, nel 1860 con decreto dittatoriale di Giuseppe Garibaldi, il Palmieri veniva nominato professore di Fisica Terrestre presso l'Università di Napoli (oggi la "Federico II") e assumeva la contemporanea direzione dell'Istituto di Fisica terrestre e dell'Osservatorio.
Attualmente
l'Osservatorio Vesuviano ha tra i suoi compiti istituzionali quelli relativi alla sorveglianza dei vulcani dell'area napoletana e lo sviluppo delle conoscenze di base sull'attività vulcanica.

Vennero distrutti
i rioni di San Giovanni, Cerasari, (soprattutto) Caposecchi e Caprari con 225 famiglie senzatetto, in seguito a tale disastro, vi furono opportuni provvedimenti della Corte di Napoli: fu nominata una commissione per scegliere le povere famiglie danneggiate da ricoverare perché non in grado di sopportare il disagio, mentre furono erogate indennità in danaro per i danni subiti per chi era in grado di provvedere alla propria sistemazione.
La Commissione, con un indennizzo annuo di 150 ducati, ottenne dal parroco, don Ignazio Boccia, il consenso per utilizzare le già menzionate 12 moggia della parrocchia Immacolata, le quali, insieme ad altre 70 moggia, furono distribuite tra 105 famiglie povere con porzioni esentasse da mezzo a due moggia.
Da queste disposizioni e con una decisa opera di ricostruzione sorse un nuovo quartiere, "BORGO NUOVO (CASENOVE)", esempio di sintesi urbanistica tra la tradizione locale (il cortile) e il nuovo razionale (vie che si incrociano ad angolo retto e confluenti in una piazza centrale - attuale piazza Immacolata - al centro della quale, come nel cortile, vi era una grande cisterna).
In tale occasione
furono sistemate anche due strade danneggiate dalla lava che conducono verso il mare.

Da fonti orali (non avendo rinvenuto alcun documento scritto), apprendo che agli inizi degli Anni Cinquanta del Novecento la famiglia Iervolino - Iovino, abitante nella piazza, fece edificare, a proprie spese, una cappellina al centro della piazza con una statua dell'Immacolata che guarda il Vesuvio (per tenerlo buono!).
La cappellina e l'intera piazza, negli anni seguenti, sono state più volte vandalizzate e sistemate fino a quelle attuali dei primi anni Duemila.



L'AUTONOMIA SEZIONALE

Dal fascicolo "Divisione delle frazione" dell'Archivio municipale di Ottaviano si rileva il decreto del 15 novembre 1865, n. 2602, con il quale il re Vittorio Emanuele II, da Firenze capitale, stabiliva che agli uffici di Terzigno già esistenti dal 1809 (quando 101 capifamiglia con una petizione al Comune di Ottajano furono autorizzati a redigere Registri di nascita, di morte e di matrimonio sotto la responsabilità di un "Ufficiale Delegato", per Terzigno fu nominato Ferdinando Auricchio), si aggiungessero gli altri per completare l'autonomia sezionale, sancita in forma esecutiva da un altro decreto del 28 aprile 1886.
Gli uffici furono insediati in un immobile in
piazza Trojano Caracciolo del Sole (fino al 7.12.1991 Vittorio Emanuele III) di proprietà di Nicola Bifulco.


LA CRISI DI FINE SECOLO

Le condizioni misere di vita, aggravate dalla miope politica unitaria, inducono molti, alla ricerca di migliori condizioni di vita, ad emigrare, è forte il mito dell'America, o a trasferirsi al nord o addirittura ad arruolarsi, le guerre non mancano.
Tutto questo ha sicuramente minato il rapporto d'amore viscerale con la propria terra fino a dimenticare quasi la sua prodigalità (la violenza al territorio con l'abusivismo successivo ne è una chiara testimonianza).


LE ATTIVITÀ LAVORATIVE

Venditori di Vino: Pasquale Iuliano e Salvatore Ranieri, al Terzigno; Pasquale D'Avino e Andrea Francese, agli Avini; Pasquale Caldarelli agli Ugliani.

Liquoristi: Angelo Cuomo di Nicolangelo.



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