Eduardo Ambrosio


Vai ai contenuti

Menu principale:


ATLANTE GLOBALIZZATO E ITALIA, RECORD DI BRAVA GENTE

UNIVERITA'... > TUTTE LE LEZIONI > SU SAGGISTICA E POLITICA

ATLANTE GLOBALIZZATO E ITALIA, RECORD DI BRAVA GENTE

ATLANTE GLOBALIZZATO

Interessi comuni e legami tribali ridisegnano inesorabilmente la geografia mondiale, ad esempio si parla di Repubbliche dell'Ulivo o di nuovi Ottomani, con una mappa del mondo reale diversa da quella immaginaria costruita attraverso guerre e trattati, diplomazie e accordi tra governi.
Il declino delle ideologie (quale collante transnazionale) ha fatto emergere un rilievo tridimensionale nei rapporti tra le nazioni, ricongiungendosi con il DNA dei loro popoli.
Dopo il secolo delle grandi ideologie, dei totalitarismi, il pianeta è in cerca di una identità (torna attuale la storia antica) data la repentina, con la fine Guerra Fredda, disgregazione dei blocchi tradizionali: non solo di quello sovietico ma anche di quello occidentale, e perfino l'idea di Terzo mondo che era nata per definire il movimento dei <<non allineati>> si va dileguando.
<<Nel mondo intero - sostiene Joel Kotkin - una rinascita dei legami tribali sta creando nuove reti di alleanze globali, più complesse. Se una volta la diplomazia (a cominciare dal Congresso di Vienna) aveva l'ultima parola nel tracciare le frontiere, oggi sono la storia, la razza, la religione e la cultura a dividere l'umanità in nuovi gruppi di movimento>>.
Mentre le élite possono essere animati da valori ambientalisti, progressisti, liberisti, al contrario, i popoli sono più decisamente attirati dal potente concetto di <<tribù>>.
Lo storico arabo Ibn Khaldun sostiene: <<Nel deserto sopravvivono solo le tribù, tenute insieme da un forte senso di appartenenza>>.

Per i veri confini del nuovo mondo, tendono a essere trainanti le città-stato, non solo Singapore che è davvero un'entità politica autonoma, ma anche Londra e Parigi nonché Tel Aviv sono <<metropoli globali>>, i cui sistemi si separano da quelli delle loro province (solo nel 2010 in Italia si è legiferato per Roma-capitale).

Il Nord-America è molto più di un'espressione geografica: tra Stati Uniti e Canada non c'è soluzione di continuità nei sistemi economici, nella cultura con immensa riserva di terre arabili e di acqua (quattro volte quelle europee e asiatiche), punto di forza delle <<guerre alimentari>> del futuro.

In Cina è quasi del tutto ricostruita la Terra di Mezzo -"il più vasto insieme mondiale popolato da un ceppo omogeneo, gli Han"- come ai tempi dell'Impero celeste e la stessa Taiwan, oltre a Hong Kong, è sempre più attirata dall'orbita economica della madrepatria. Questo dà alla Cina e ai suoi satelliti una straordinaria coesione, ma ne fa anche un mercato di difficile penetrazione per gli stranieri.

La grande India sta risucchiando nel suo dinamismo economico il Bangladesh e così chiude una lacerazione post-coloniale del 1947. La Cintura del Caucciù tiene insieme nazioni del sudest asiatico che hanno ricche dotazione di risorse naturali: dalla penisola indocinese(Cambogia, Laos, Tailandia, Vietnam) a Indonesia, Malaysia e Filippine.

The Wild East, l'Oriente selvaggio che include Afganistan, Pakistan e le vicine repubbliche ex-sovietiche (Azerbaigian, Kazakistan, Kirghizistan, Tagikistan), è una posta in palio nello scontro di potere tra Cina, India, Nordamerica.

Per l'America sette anni di guerra in Iraq non sono bastati a impedire che questo paese finisca risucchiato nell'Iranistan (Iran), come era suo destino, insieme a Bahrein, Libano, Siria e Striscia di Gaza.

I nuovi Ottomani dilagano da Istanbul (Turchia) fino a riprendersi l'Uzbekistan e il Turkmenistan.

La Grande Arabia (Arabia Saudita, Kuwait, Territori palestinesi, Emirati Arabi, Yemen) spazia dal Golfo Persico fino a includere Egitto e Giordania: un'area resa compatta dal collante religioso, ma per la stessa ragione destinata ad un rapporto problematico con il resto del mondo.

L'Arco del Maghreb corre dall'Algeria alla Libia (con Marocco, Mauritania, Tunisia) lungo le coste atlantico-mediterranee.

L'impero sudafricano (Sudafrica, Zimbabwe, Swazland, Botswana, Lesotho, Namibia) unisce paesi che hanno simili storie coloniali, dotazioni di infrastrutture migliori rispetto al resto dell'area subsahariana (Angola, Camerun, Kenya, Congo, Etiopia, Ghana, Mali, Malawi, Senegal, Nigeria, Sudan, Zambia, Mozambico, Sierra Leone, Tanzania, Togo, Uganda, Liberia, Centrica), e la prevalenza della religione cristiana.

Anche in America latina è possibile trovare delle faglie negli orientamenti culturali che dividono due grandi famiglie. Da una parte ci sono i Liberisti (Messico, Cile, Colombia, Costarica, Perù) campioni di una versione locale dell'economia di mercato e del pluralismo. Dall'altra le Repubbliche Bolivariane (Cuba e Bolivia, Argentina e Venezuela, Ecuador e Nicaragua), dove i populismi in versione marxista o peronista hanno messo radici profonde.

In mezzo a queste grandi famiglie spiccano anche gli isolati. Sono quelle nazioni che per un forte senso d'identità non possono <<sciogliersi>> in un'appartenenza più vasta: a titoli diversi questo è il destino del Brasile in Sudamerica, della Francia (e Svizzera) in Europa, del Giappone (e Corea del sud e India) Asia.

Ci sono gruppi in bilico: come le nazioni fortunate, Australia e Nuova Zelanda, che hanno un DNA etnico-culturale anglosassone ma sentono (con economie complementari) l'attrazione economica dell'Asia

L'Unione Europea si orienta verso nuovi equilibri: la Lega anseatica germanico-nordica(Germania, Danimarca, Finlandia, Olanda, Norvegia, Svezia) ritrova <<quel comune destino legato al commercio>> che lo storico Fernand Braudel le attribuì datandolo al XIII secolo(sarebbe il peculiare sviluppo della civiltà comunale d'oltralpe); oggi, con la Germania in testa e fino al Baltico, rinasce in una proiezione globale, perché sono quelli i paesi che si sono meglio inseriti nei mercati asiatici.

Le Aree di Confine sono Belgio, Repubblica Ceca, Irlanda, Islanda, Repubbliche Baltiche, Polonia, Romania, Slovacchia e Ungheria più il Regno Unito senza Londra: sono paesi intrinsecamente instabili, in bilico tra zone d'influenza rivali, esposti talvolta alla disunione.

Le Repubbliche dell'Olivo (Italia, Spagna, Portogallo, Grecia, Bulgaria, Slovenia, Croazia, Kossovo, Macedonia, Montenegro), dalle nobili radici in comune nell'antichità greco-romana, sono nettamente distanziate dall'Europa settentrionale in ogni categoria: i tassi di povertà sono due volte più alti, la popolazione attiva dal 10 al 20% inferiore, i debiti pubblici più elevati, e i tassi di natalità più bassi del pianeta.

In questo scenario, la collocazione dell'Italia, sempre meno collocabile in Eurozona o Occidente, è chiara, in quanto, per quanto possa progettare barriere per fermare i flussi migratori delle nazioni <<affini>>, non c'è verso che possa integrarsi con una Lega anseatica proiettata a distanza stratosferiche, non solo nell'Indice di Prosperità, ma anche per quanto riguarda Istruzione e innovazione tecnologica, ormai con punte avanzate impressionanti.

Europa, una appendice geografica della massa asiatica protesa verso l'Atlantico e il Mediterraneo. Un corpo centrale compatto, dalla Polonia alla Francia, lancia al Nord la penisola scandinava (un'Itala malriuscita) e un'esile punta danese; al Sud una Spagna tozza e una Grecia che va in frantumi.
Al Nordovest si è distaccata la forma piumata dell'Inghilterra, e al centro del Mediterraneo quella di un'Italia chiomata, che si distende restringendosi alla vita e articolandosi alle estremità. A quella figura elegante non si addice l'immagine sgraziata dello Stivale, ma piuttosto quella di una signora, leggiadramente fluttuante nel mare. Una penisola lunga, un po' troppo lunga, dissero gli Arabi, che la tormentarono per tanto tempo senza riuscire a possederla tutta intera, come del resto tante altre nazioni dominatrici, tranne Roma, che però la immerse in un grande impero.

ITALIA, RECORD DI BRAVA GENTE

- L'ITALIA AL RECORD DEGLI ABITANTI CON LA COLLABORAZIONE DEGLI IMMIGRATI.
- LOMBARDI IN MAGGIORANZA.
- DA CAROSELLO A PORTA A PORTA, DAI LATIN-LOVER AI TRONISTI, DA AGNELLI A BRIATORE.
- IN 56 6ANNI 57 GOVERNI.
- BULLI E PUPE, GRANDI FRATELLI, 70 ANNI DI MISS ITALIA, 35 MILIONI DI AUTO E 63 DI TELEFONINI.
- 145 DIALETTI.
- UN PAESE DI SCOMMETTITORI.
- PIÙ ALTI, PIÙ BELLI, PIÙ LONGEVI.
- VIVIAMO DI CALCIO E MACCHERONI.
- IL MONDO CI CRITICA FURIOSAMENTE PERÒ INVIDIANDOCI.
- SORPRENDIAMO TUTTI IN CONTROPIEDE.


Ecco l'Italia dai sessanta milioni di abitanti (c.a. lo 0,83% dell'umanità sullo 0,5% di superficie mondiale) col concorso di tre milioni di immigrati. Siamo il ventunesimo paese al mondo per popolazione e la centesima parte degli abitanti del globo, con un clima unico al mondo e primo per biodiversità:
" 7000 differenti vegetali, segue il Brasile con 3000; 58000 specie animali, segue la Cina con 20000;
" 1800 vitigni spontanei di uva, segue la Francia con 200;
" 997 tipi di mele, in tutto il mondo 1227;
" 1400 tipi di grano, seguono gli USA con 6.
L'Italia possiede il 70% del patrimonio artistico ed umano, il restante 30% è sparso nel mondo.

" Siamo cresciuti (5 centimetri in 50 anni); ci siamo moltiplicati (il doppio dell'800); siamo pari a francesi e inglesi, meno dei tedeschi (- 22 milioni) e più degli spagnoli (+ 20 milioni), meno dei turchi ed etiopi, la quinta parte degli americani, la ventunesima dei cinesi (rispetto alla estensione territoriale, invece, molti di più).
" Siamo più belli, più longevi, più vecchi e più poveri.
" Abbondanza di lombardi (9,5 milioni), 5 milioni di siciliani, altrettanto di campani e pugliesi, un milione e mezzo i liguri e 4 milioni di emiliani e romagnoli.
" Parliamo 145 dialetti più il politichese, il calcio da bar e l'inglese d'occasione, yes we can.
" Scommettiamo come pazzi su giochi, lotterie e bollette sportive fino a di lapidare 47 miliardi di euro in un anno: 11 milioni di italiani sono fedelissimi del Lotto.
" Vorremmo un casinò in ogni regione oltre alle quattro case da gioco già esistenti: ci infogniamo nelle sale Bingo, la tombola elettronica per vecchie signore e pensionati.

Eravamo latin lover, siamo diventati tronisti nel salotto televisivo della De Filippi, seduti su un "trono" alla ricerca dell'anima gemella, naturalmente fornita di tutte le grazie moderne: fondo schiena a mandolino, tette senza interventi della Silicon Valley, broncio alla Brigitte Bardot, gambe cinematografiche; e, dalla parte delle donne: uomini più somiglianti a Brad Pitt che a Walter Veltroni, in mancanza di meglio a Fabrizio Corona, irresistibile fotografo catanese, amico e incantatore di tutte le scosciate del Bel Paese). Cresciamo a nutella sopravvivendo alla mucca pazza, all'aviaria, e all'ultima insidia dei maiali.

Da settant'anni eleggiamo una miss a Salsomaggiore Terme senza mai portarla a vincere il titolo mondiale delle miss.

Da 58 anni cantiamo a Sanremo.

In 56 anni abbiamo eletto dieci presidenti della repubblica, ventiquattro presidenti del consiglio e abbiamo cambiato governo cinquantasette volte.

Usciti dall'Azione Cattolica, per non morire democristiani siamo diventati cattocomunisti, poi un Cavaliere ci ha confuso le idee.

Andavamo a letto con Carosello, ci addormentiamo con Porta a Porta.

Più della libertà amiamo il menefreghismo, l'egoismo e il consumismo tra mammoni e fannulloni.
Siamo passati dal night-club alle discoteche.
Se andiamo un tv, è fatta.
Siamo un popolo di grandi fratelli e di famosi sulle isole.
Siamo sommersi da Valeria Marini, carne, amore e fantasia, tutta burro e miele.
Il nostro uomo più affascinante è stato l'Avvocato di Torino, poi è arrivato Briatore. Amen.

Guidiamo 35 milioni di auto e pigiamo sui tasti di 63 milioni di telefonini.

Abbiamo coste per 7.458 chilometri, appena quattrocento non risultano balenabili ma sul resto succede di tutto.

Viviamo di calcio e maccheroni.
Litighiamo su tutto.
Abbiamo stretto la borsa e allargato la famiglia. E così una moglie tradita e non risarcita aprì la voragine di Tangentopoli.

Giochiamo sempre in contropiede, di controbalzo e in controcanto. Siamo italiani, tutto e il contrario di tutto.

Il mondo ci critica con furore, ma ci invidia.

Abbiamo sempre una risorsa per stupire. E ora siamo 60 milioni.

Nonostante radio Maria - "La Madonna è tra noi, Gesù ci ama, il Paradiso ci aspetta" - noi popolo di poeti, marinai e viziosi facciamo di tutto per andare all'Inferno immergendoci nei peccati della carne. Siamo figli della lussuria. Nasce così Zoccolandia, il paese di bonazze e papponi, baldraccone e sciupafemmine, arrapati cronici e gnocche disponibili per mille euro a notte più le spese pagate.
Siamo allo sputtanamento globale, al gossip delle lenzuola sfatte e bollenti. E così l'italiano latin lover, cascamorto e puttaniere occupa le prime pagine di tutti i giornali del mondo. Viva le veline, le favorite, le cortigiane. Viva l'eros, la lussuria, il vizio e le mignotte.
Fratelli d'Italia, l'Italia s'è desta di reggiseno e di slip si cinge la testa.

Dopo Merlin il Casino Italia riapre con tanto di maitresse, ruffiani, zoccole e zoccoloni.
Il responsabile come sempre sarebbe l'arcorese, il mandrillone, il super ministrone, il super paperone, il super pisellone, il super testosterone.
Il Napoleone con l'Io iperprostatico, il super parruccone al viagra blu, il sansone dell'orgasmo infinito, il Silvio super dotato e sempre arrapato.
Invidia signori, solo invidia, ma lasciatelo in pace, lasciatelo cantare, amare e lavorare.
E invece no, in questo spasmodico desiderio di tornare al casino sfrenato, nessuna lascia il nostro un attimo solo. Con lui tutta la stampa nazionale con tanto di giornalisti eccellenti che dalla cultura dotta passano al gossip, dalla sapienza della letteratura si riducono a scriver di salotti a luci rosse con tante brave ragazze escort, disinibite e scollacciate, ambiziose ed ardite, avide e bramose.
Penne infuocate, registratori, fotografie e binocoli: tutto la luce del giorno, tutti nudi al vento. Evviva la supererezione la super prestazione, viva viva la prostituzione.

Qualcosa sfugge: l'Italia dei valori è in crisi, l'economia è a rotoli, la disoccupazione record affonda le Borse, il deficit è al 9,3% del Pil, i precari si tagliano le vene, i pensionati mangiano pane e cipolla, Tremonti sbatte la testa contro il muro, Emma Marcegaglia si strappa i capelli ramati, eppure gli italiani pensano ai bikini e alle tempeste di ormoni.
Proprio così il paese dell'olio buono, del vino buono, del pecorino, del provolone del monaco, della birra Peroni, della brillantina Linetti, delle marmellatine, dei salamini, dei prosciuttini, della pizza, del mandolino, degli scialatielli, del sole, del mare e di Maria De Filippi è in crisi e la stampa erudita si dà al gossip. Addio privacy, è tutto un reality, tutto un Grande Fratello. Un grande bordello di schampiste smutandate, sesta di tette e zero di cervello.

Questa Italia ridotta in slip e canottiera ha spostato "il baricentro all'inguine" e la dignità sotto i tacchi a spillo di una qualunque Patrizia con Tarantini, tarantole e tarantelle.
E così ecco le tarantelle di Bari, di Palazzo Grazioli, di villa Certosa, di Arcore e di Alberobello per la sagra del fringuello. Ma non basta, ci sono anche le tarantelle di Santarcangelo di Romagna per la fiera del cacciatore e dell'uccello.
L'Italia delle parrocchie è in crisi ma qualche buon curato non demorde e ora pro nobis.
Con messe, battesimi, comunioni e matrimoni, rosari e pentimenti, gelsomini e gigli, garofani bianche e gladioli, suono di campane a distesa arrivano le pecorelle smarrite, arrivano i peccatori che confessano peccati veniali e il prete commosso li assolve. Tutti assolti anche i direttori di quotidiani leggeri, settimanali allegri. Qualche pettegolezzo, schizzi di mare e di gossip e tante risse politiche. Le sciabolate politiche, le labbra rifatte di Alba Parietti, i nuovi seni ardenti di Simona Ventura e il ciuffo monello di Diego Della Valle in compagnia dello scugnizzo Clemente Mastella.


Torna ai contenuti | Torna al menu