Eduardo Ambrosio


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4- Le Costituzioni francesi del 1791, 1793, 1795 e 1799

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Le Costituzioni francesi del 1791, 1793, 1795 e 1799

La Costituzione francese del 1791 è la carta costituzionale approvata il 30 settembre 1791 in ottemperanza a quanto previsto dalla Dichiarazione dei diritti dell'uomo e del cittadino del 1789: documento che, in antitesi con l'ancien régime basato sul privilegio, riassume al suo interno i valori del 1789, affermando in modo chiaro e puntuale i concetti di libertà e uguaglianza che avevano fino a quel momento guidato il moto rivoluzionario.
Comunque la proprietà resta un diritto inalienabile e sacro, per cui l'uguaglianza è solo di tipo giuridico e civile, non economico.

Il testo è articolato in una breve premessa e 17 articoli, sancisce l'esistenza di diritti naturali e inalienabili di ogni singolo individuo - libertà, proprietà, sicurezza e resistenza all'oppressione -, che nemmeno lo stato può calpestare; la sovranità popolare-, la libertà di religione, di parola e di stampa; la tutela da arresti e da condanne arbitrarie; il divieto di tortura; la presunzione di innocenza finché non c'è una condanna definitiva. Il principio della volontà generale come fonte della legge, l'equità e il criterio del merito per l'accesso agli incarichi pubblici che riconosceva a "tutti i cittadini" il diritto di partecipare "direttamente o tramite i loro rappresentanti alla sua formazione"; ma secondo la carta del 1791 i "cittadini", sulla base del loro censo, venivano distinti in "attivi" e "passivi": questi ultimi, meno abbienti, non avevano diritto di voto.
La Costituzione prevedeva una monarchia dai poteri limitati: La monarchia di diritto divino era finita con il simbolico cambiamento del titolo assegnato al Re, non più "di Francia", ma "per grazia di Dio e Costituzione dello Stato, re dei Francesi", dato che la sovranità apparteneva alla Nazione, intesa come quel gruppo di soggetti che sentono di condividere un destino comune per tradizione di vita associata formatasi per una comunanza di elementi, come razza, religione, territorio, lingua.
Seguendo il principio della separazione dei poteri, al Re competeva il solo potere esecutivo.

Il
potere legislativo veniva affidato ora all'Assemblea Nazionale Legislativa, composta di 754 deputati ed eletta per la durata di due anni. L'elezione dei deputati avveniva in due successivi gradi, a suffragio ristretto su base censitaria: il corpo dei cittadini attivi (coloro che pagavano tasse per un valore corrispondente ad almeno tre giornate lavorative) eleggeva al suo interno gli "elettori" ai quali spettava la successiva elezione dei deputati; gli "elettori" dovevano pagare tasse per un valore di almeno dieci giornate lavorative. Gli "elettori" a loro volta potevano eleggere come deputato all'Assemblea Nazionale qualsiasi cittadino attivo ("Sezione III. - Assemblee elettorali. Nomina dei rappresentanti - Art. 3. Tutti i cittadini attivi, quale che sia il loro stato, professione o tributo, potranno essere eletti rappresentanti della Nazione").
Il Re, non deteneva più neanche la nomina dei magistrati, che venivano eletti con le medesime procedure previste per l'elezione dell'Assemblea Legislativa.
Il Re conservava tuttavia un potere di veto sospensivo sui provvedimenti approvati dall'Assemblea, ma questo veto "non può applicarsi né alle leggi costituzionali, né alle leggi fiscali, né alle deliberazioni concernenti la responsabilità dei ministri" che possono essere messi in stato d'accusa dall'Assemblea, alla quale rimaneva invece il controllo sulla condotta degli Affari esteri del Capo dello Stato.
L'equilibrio precario tra Re e Assemblea si modificò progressivamente a favore di quest'ultima e da monarchia costituzionale pura si scivolò in breve verso una monarchia parlamentare. Con l'esautoramento completo di Luigi XVI, dopo l'avvio (aprile 1792) ed il pessimo andamento iniziale della guerra, l'Assemblea cedette il posto ad unaConvenzione Nazionale, eletta per redigere una nuova Costituzione.
La Costituzione francese del 1793 detta anche Costituzione montagnarda o giacobina, è la carta costituzionale redatta dalla Convenzione nazionale, assemblea parlamentare eletta a suffragio universale maschile che, il 21 settembre 1792, proclamò la Repubblica.

IN FRANCESE
" Quand le gouvernement viole les droits du peuple,
l'insurrection est, pour le peuple et pour chaque portion du peuple,
le plus sacré des droits et le plus indispensable des devoirs. "
IN ITALIANO
" Quando il Governo viola i diritti dei popolo,
l'insurrezione è per il popolo e per ciascuna parte del popolo
il più sacro dei diritti e il più indispensabile dei doveri. "

Essa si presentava con un preambolo diverso da quello del 1789, in tutto e per tutto ispirato alle idee rousseauiane. Innanzitutto la sovranità nazionale era sostituita dalla sovranità popolare: ogni cittadino era titolare del potere attraverso il voto espresso a suffragio universale e diretto. I costituenti ripudiarono il principio della separazione dei poteri ed affidarono a quest'ultimo organo tanto il potere esecutivo quanto il potere legislativo, in quanto espressivo della volontà del popolo.
I lavori della Convenzione per la redazione del testo proseguirono un po' lenti a causa della guerra dichiarata dalla Francia agli Asburgo, colpevoli di offrire riparo ai refugiès della nobiltà e del clero. Essa venne presentata nel 1793, ma fu poi accantonata e non entrò mai in vigore a partire dal noto decreto del 10 ottobre 1793, che stabilì che il governo sarebbe stato "rivoluzionario fino alla pace". Incominciò così il periodo del regime del terrore nel quale si contravvenne sistematicamente alla tutela e al rispetto di quei diritti e quelle libertà sanciti in questa Costituzione e nella celebre Dichiarazione del 1789.

La Costituzione francese del 1795 detta anche Costituzione dell'anno III secondo il nuovo calendario repubblicano (abolito da Napoleone nel 1806), è la carta costituzionale che fu emanata in seguito al Colpo di Stato del 9 termidoro e che assegnò il potere esecutivo al Direttorio.
La Costituzione è dominata dalla paura degli estremismi, dal pericolo dell'onnipotenza di un uomo o di un'assemblea. Essa è perciò caratterizzata da un contenuto sostanzialmente "negativo" volto a controllare e dividere il potere e da una dichiarazione di doveri accanto a quella dei diritti. Organi fondamentali dello Stato sono un corpo legislativo bicamerale (Consiglio dei Cinquecento e Consiglio degli Anziani). Agli Anziani non restava che approvare o non approvare le proposte dei Cinquecento. Duravano in carica tre anni ed erano elette a suffragio ristretti (solo i contribuenti) e lo scrutinio era di doppio grado. Le due Camere non dovevano esprimere sfiducia politica verso i membri dell'esecutivo, il Direttorio (potere esecutivo) formato da cinque membri (nominati dal Consiglio degli Anziani tra una rosa di 50 nomi) che decadevano a rotazione ogni anno, ma non potevano essere sfiduciati. La magistratura divenne elettiva.

Tale Costituzione ebbe una rilevanza speciale giacché fu il modello di Costituzione che i francesi imposero al popolo delle varie repubbliche italiane.

La Costituzione francese del 1799 detta anche Costituzione dell'anno VIII è la carta costituzionale del Consolato; essa consacra il desiderio d'ordine della borghesia e consegna il potere personale a Napoleone Bonaparte.
Modellata su un potere esecutivo forte, composto di tre consoli, marca una rottura con le costituzioni precedenti: permette a Napoleone di esercitare il potere personale mantenendo nel contempo una parvenza di democrazia. È un testo tecnico principalmente inteso a definire il ruolo del Primo Console, detentore del potere decisionale effettivo.
Contrariamente alle costituzioni repubblicane precedenti non vi si trova traccia di dichiarazione dei diritti e delle libertà, ciononostante alcuni diritti sono affermati nelle disposizioni generali, come l'inviolabilità del domicilio (per rassicurare la borghesia), la sicurezza delle persone e il diritto di petizione.
La popolazione vota con suffragio universale - 1/10 di ogni cantone era designato come rappresentante per costituire le liste di arrondissement, in cui si sceglievano i funzionari; a loro volta 1/10 di questi era scelto a costituire la lista di dipartimento, che permetteva di scegliere i funzionari di dipartimento, e ancora 1/10di essi costituiva la lista nazionale, la quale permetteva di scegliere i funzionari nazionali tra cui i membri del Corpo legislativo e del Tribunat - un elenco di nomi, ma la designazione di questi proviene dall'alto tra quelli più graditi. Dall'esecutivo parte pure l'iniziativa legislativa. Il Tribunat discute le proposte ma non le vota, il Corpo legislativo (Corps législatif) le vota ma non le discute, né può emendarle. In tal modo il potere legislativo conserva soltanto un potere di facciata. Al Primo Console spetta anche la nomina dei giudici, come sempre elettivi.
Lo Stato di Napoleone era così uno Stato monocratico accentrato, espressione di un regime dittatoriale personale, che violava in pieno l'articolo 16 della Dichiarazione dei diritti dell'uomo e del cittadino del 1789. La sua volontà contava più di tutti gli articoli della Costituzione. Per questa ragione nel 1804 venne nominato imperatore ereditario, per portare ordine e autorità seguendo gli "immortali principi" della Rivoluzione francese.
Il Consiglio di Stato era il consiglio giuridico del governo, assemblea puramente tecnica con 30-50 membri nominati dal Primo Console a partire dalla lista nazionale.
Un potere legislativo frammentato
Il Tribunat era composto da cento deputati eletti per cinque anni, rinnovati ogni anno per un quinto. Era incaricato di discutere i progetti di legge e di dare il proprio parere senza poterli votare.
Il Corpo legislativo, composto da trecento membri, votava i progetti di legge senza poterli discutere. I suoi componenti erano anch'essi eletti per cinque anni e rinnovati annualmente per un quinto.
Il Senato inizialmente non era un organo legislativo: in effetti era incaricato di preservare la Costituzione annullando gli atti amministrativi incostituzionali. Doveva eleggere i membri del Corpo legislativo e del Tribunat a partire dalla lista nazionale, i giudici di Cassazione e i commissari alla contabilità. Era composto da ottanta membri, inamovibili e maggiori di quarant'anni, di cui sessanta nominati da Bonaparte, gli altri venti cooptati.
Tale "assemblea di saggi" andò progressivamente redigendo testi legislativi, i senatoconsulti, disponendo così di un'autorità di sanzione (verificava la conformità delle leggi alla Costituzione) e di determinazione (potere di revisione).
Consolato a vita e fine del regime: Bonaparte instaurò il consolato a vita con la Costituzione dell'anno X che rinforzò ulteriormente i suoi poteri.


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