Eduardo Ambrosio


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6- Ccostituzione spagnola, siciliana, svizzera e coeve

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Costituzione spagnola del 1812

Nota anche come la Costituzione di Cadice o La Pepa, è la carta costituzionale emanata nel 1812 dalle Cortes, il parlamento iberico, in opposizione all'occupazione napoleonica e al regime di Giuseppe Bonaparte.
Di fronte all'avanzata francese nel 1810 furono convocate a Cadice (una delle poche zone ancora non conquistate dai francesi) le cortes, secondo la vecchia prassi parlamentare iberica. Dopo due anni di intenso lavoro, il 18 marzo 1812 approvarono una costituzione, che, per la prima volta, dunque, era votata e non soltanto ottriata, ovvero concessa. Essa riconosceva una monarchia ereditaria, a cui veniva affidato il potere esecutivo e a cui veniva attribuita la nomina dei magistrati. Il re esercitava il suo comando attraverso i cosiddetti segretari - ovvero dei ministri - il cui numero era fissato dalle cortes, ma la cui scelta spettava al monarca.
I ministri, semplici esecutori del suo volere, erano coadiuvati da un consiglio di Stato, i cui membri venivano scelti dal re su proposta delle cortes. Sempre al re spettava il diritto di veto sulle leggi votate dalle cortes. La sovranità, come nella costituzione francese del 1791, risiedeva non più nel re, ma nella nazione, intesa a quel tempo come gruppo di individui che condividono un destino politico comune per tradizione di vita associata, formatasi per una comunanza di fattori, tra cui lingua, territorio, religione, razza, consuetudini sociali e giuridiche.
Il sistema parlamentare, cui è affidato il potere legislativo, è unicamerale, quello delle già citate cortes. L'elezione, benché a suffragio ristretto, era di tutti i membri delle cortes (ogni due anni) all'interno delle quali non compaiono né nobiltà né clero. Accanto a queste disposizioni la Costituzione di Cadice, constando di 384 articoli, ne conteneva numerose altre riguardanti, in primis, la religione, che era, vi si legge, la "cattolica, apostolica e romana, unica vera. La nazione la protegge con leggi savie e giuste, e vieta l'esercizio di ogni altra". Di notevole importanza risultavano anche la disciplina delle amministrazioni locali, la milizia, l'istruzione, l'imposizione fiscale e la possibilità di riforme costituzionali.
La fortuna della Costituzione di Cadice L'adesione al modello monocamerale, nel quale l'élite liberale ottocentesca vide la possibilità di garantire ogni forma di rappresentanza, si distanzia dalla matrice illuminista francese e, proprio in quanto considerata meno giacobina, verrà presa a modello da ampia parte dei sovrani europei.



Costituzione siciliana del 1812
fu la costituzione adottata quell'anno nel Regno di Sicilia in opposizione alla politica oppressiva e fiscalista operata fino a quel momento dai Borbone. Venne promulgata dal principe Francesco, luogotenente del re Ferdinando III di Borbone, anche in risposta all'avanzata napoleonica.
Il 22 dicembre 1798, a seguito della invasione francese, il re Ferdinando IV (III di Sicilia), abbandonò Napoli rifugiandosi nella capitale del Regno di Sicilia, Palermo. I siciliani, inizialmente soddisfatti delle assicurazioni date da Ferdinando nel discorso di apertura della sessione parlamentare del 1802 riguardo alla sua intenzione di mantenere la corte a Palermo, concessero donativi oltremodo ingenti. In realtà Ferdinando e la sua corte non desideravano altro che tornare a Napoli e, appena gli accordi con Napoleone lo resero possibile, lo fecero nel giugno del 1802.
Quando però i reali di Borbone tornarono ancora a Palermo nel 1806, l'atmosfera che li accolse fu tutt'altro che festosa, non volendo il popolo siciliano sottostare al loro predominio né pagare ulteriori gabelle all'esclusivo fine di mantenerli. Stando così le cose, Ferdinando, nel 1810, riunì il Parlamento siciliano domandando personalmente aiuti adeguati per la salvaguardia del regno minacciato dai francesi.
Dopo lunghe discussioni il governo ebbe un donativo appena sufficiente ai bisogni immediati, dovendo così imporre una gravosa tassa sulle entrate. La rivolta esplose.
A farsi arbitro della situazione un emissario del governo inglese nell'isola, Lord William Bentinck, la cui flotta proteggeva il regno di Sicilia dalle invasioni del regno di Napoli napoleonico. Egli invitò Ferdinando ad abbandonare il governo, nominando il figlio Francesco suo reggente nel gennaio 1812. E così fu.
Al giovane rampollo venne accostato un governo esclusivamente siciliano presieduto da un consigliere di Stato anziano (una sorta di primo ministro). L'attribuzione del comando militare, con il titolo di capitan generale de' reali eserciti di S. marina siciliana, andò allo stesso Bentinck. Obiettivo fondamentale fu la ratifica di una nuova costituzione. L'idea trovò non pochi seguaci e prevalse l'idea che il testo sarebbe stato elaborato dai Bracci, le antiche istituzioni parlamentari di derivazione normanna.
La promulgazione La costituzione siciliana fu promulgata il 12 luglio 1812 sul modello inglese, adattato alle esigenze locali. Le dodici basi o principi generali, dopo la loro approvazione da parte del parlamento, furono sottoposte al re, che, pur molto lontano dall'entusiasmarsene, fu costretto ad accettarle.
La costituzione venne approvata dal parlamento (fu perciò votata e non ottriata, proprio come quella di Cadice). Appena poté, tuttavia, il re evitò di applicarla. Tornato a Napoli dopo la caduta di Gioacchino Murat, non convocò più il Parlamento siciliano e così, anche senza formale abrogazione, la costituzione siciliana cadde disapplicata, avendo soppresso nel 1816 il Regno di Sicilia.
L'impianto della costituzione
Il testo del 1812 prevedeva un potere legislativo attribuito a due camere, una dei Comuni (corrispondente all'ultimo Braccio, detto demaniale) eleggibile con voto censitario e palese, e l'altra dei Pari (dove si accorpano primo e secondo Braccio, rispettivamente ecclesiastico e feudale e militare), e le cui cariche erano vitalizie e di nomina regia. Al Capo XIX della costituzione era stabilito che "ogni proposta relativa a sussidi e imposizioni dovrà iniziarsi nella Camera de' Comuni. Quella de' Pari avrà solamente il diritto di assentirvi o dissentirvi, senza potervi fare alterazione o modificazione alcuna".
L'esecutivo era nominato dal re ed un giudiziario composto di togati indipendenti soltanto formalmente. Le camere erano convocate dal re, almeno una volta all'anno e le leggi da esse approvate erano suscettibili di veto da parte del monarca.
Si trattava dunque di un costituzionalismo moderato che poteva stare bene persino ai baroni, i quali in opposizione al re aspiravano a modificazioni, seppur progressive e non troppo brusche.
Uno dei principali aspetti innovativi di tale costituzione fu l'abolizione dei poteri civili sulla popolazione legati alla feudalità.
Il Parlamento abolì l'antica suddivisione amministrativa della Sicilia nei tre valli di Mazara, Noto e Valdemone e stabilì l'istituzione di 23 distretti. Essi vennero delimitati dallo studioso ed astronomo Giuseppe Piazzi, che tenne conto delle caratteristiche naturali, economiche e demografiche delle varie zone dell'Isola. Infatti, in merito ai criteri utilizzati per delimitare i distretti e stabilirne i capoluoghi, la Costituzione del 1812 stabiliva: " 1) che i limiti di ogni distretto sieno quegli stessi che presenta la natura del terreno, come fiumi, monti e valli; 2) che ciascun distretto o comarca possa guardarsi da un capitan d'armi con dodici uomini; 3) che i luoghi più pericolosi e più esposti restino nei confini delle comarche, e situati in modo che facilmente un capitano possa colà chiamare man forte dal vicino; 4) che i fiumi principali, impraticabili d'inverno, non separino le parti della medesima comarca; 5) che le popolazioni più cospicue e più favorite dalle circostanze locali ne siano i capoluoghi; 6) che quelle vaste solitudini formate dall'unione di molti feudi, lagrimevoli testimoni di una barbara, mal intesa cupidigia, non debbano per quanto è possibile, percorrersi dal colono, che vorrà recarsi al capoluogo "
Nonostante i criteri avanzati dal Piazzi, vi furono numerose controversie tra le città capoluogo e quelle che miravano a ricoprire tale ruolo, poiché le città designate come capoluogo di distretto usufruivano di diversi vantaggi politici, economici ed occupazionali.
Le 23 città siciliane elevate a capoluogo di distretto furono: Alcamo, Bivona, Caltagirone, Caltanissetta, Castroreale, Catania, Cefalù, Corleone, Girgenti, Mazara, Messina,Mistretta, Modica, Nicosia, Noto, Palermo, Patti, Piazza, Sciacca, Siracusa, Termini, Terranova e Trapani.

Costituzione svizzera del 1848
La Costituzione svizzera del 1848 nasceva su idee liberali e darle vigore fu proprio la vittoria dei cantoni liberali e progressisti su quelli cattolici e conservatori.
Le votazioni popolari, avvenute a settembre, assicurano la maggioranza (relativa) per il sì in quanto il 40% vota a favore della Costituzione, il 15% contro, ma il 45% della popolazione si astiene.
Tale costituzione è un passo fondamentale nella storia della Svizzera perché trasforma una confederazione in uno stato federale; inoltre i rapporti tra cantoni non sono più contrattuali, ma istituzionali.
La costituzione fu lo spunto per lo sviluppo industriale della Svizzera in quanto unificava le unità di misura, eliminava le barriere doganali fra i Cantoni, riconosceva la libertà di domicilio e promuoveva l'istruzione superiore. Riservandosi il potere di ridurre quelli cantonali qualora le circostanze lo richiedessero.
Nel 1218, Uri e Svitto ottengono il privilegio dell'immediatezza imperiale. Così facendo, l'imperatore Federico II si garantisce l'accesso ai principali passi alpini.
L'attività di mercenario (qui molto florida) continuerà fino alla definitiva proibizione del 1859, con l'unica attuale eccezione della Guardia Svizzera Pontificia. Le Guardie Svizzere proteggono la Città del Vaticano sin dal 22 gennaio1506
La Riforma protestante in Svizzera 1519-1712 La Svizzera fu uno dei paesi dove ebbe inizio la riforma della Chiesa cattolica. I primi promotori della riforma furono Ulrico Zwingli e Giovanni Calvino, che cercarono di espandere la riforma a tutto il paese. Il primo era il curato di Glarona e l'altro un rifugiato francese in Basilea.
Durante questa epoca di cambiamenti, la confederazione soffri molti conflitti interni, dato che la religione era diventata simbolo di disunione. Questo portò la confederazione quasi al collasso, dato che i cantoni cominciarono ad attaccarsi l'un l'altro. I cantoni cattolici, sette in totale, avevano solo il 30% della popolazione, mentre quelli protestanti, che erano solo quattro, avevano nei propri territori più del 65% della popolazione totale.
Il periodo francese: Repubblica Elvetica e Mediazione 1798-1814.
La Confederazione dei ventidue cantoni 1814-1848 Dopo la sconfitta di Napoleone l'Europa si riorganizzò, o meglio, venne riorganizzata dai capi delle potenze vincitrici nel Congresso di Vienna del 1815. In quell'occasione la Svizzera recuperò i territori del ducato di Basilea, che passarono a far parte di Berna e vennero denominati il Giura Bernese. Il principato di Neuchâtel entrò a far parte della confederazione diventando un cantone. Ginevra e il Vallese vennero annessi come nuovi cantoni.
La Svizzera ha avuto il suffragio universale appena nel 1971, quando con un referendum le donne vennero incluse nel diritto di voto anche a livello federale.
Nel 1992 rifiuto dell'entrata nell'Unione europea. Nel 2002 entra nelle Nazioni Unite. Nel 2005 accetta gli Accordi di Schengen


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