Eduardo Ambrosio


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AMICIZIA E FILOSOFIA

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AMICIZIA E FILOFOFIA


Solo affrontando l'antico percorso vissuto dalla koinè mediterranea attraverso i secoli si può ritrovare il suo cuore pulsante, la sua autentica appartenenza.
La Koinè "lingua greca comune": è un antico dialetto greco. È conosciuto anche come greco alessandrino o ellenistico: perché è stata la lingua del periodo ellenistico , caratterizzato dall'espansione della civiltà greca ad opera di Alessandro Magno che portò questa lingua nei territori conquistati. La koinè si impose come lingua franca di tutto il Mediterraneo centro-orientale dei regni ellenistici, sia nell'uso parlato sia in quello scritto, compresa l'uso letterario.
La Koinè ritrova il cosmopolitismo autentico della philia ovvero un Amore che si fonda su un rapporto relazionale libero, paritario, senza alcuna velleità di possesso. La comunità mediterranea attraverso la sua filosofia ci ricorda che è possibile essere amici nell'essere stranieri: il grande "arcipelago" è lo scrigno che ha dato vita ad amicizie stellari (Nietzsche). Una strada già indicata da Epicuro, che forse ha scritto le parole più belle sull'amicizia: di tutti i tesori che la saggezza può ammassare per la felicità, l'amicizia è il più grande, il più inesauribile, il più dolce.
Chi è persuaso che nella vita non c'è nulla di più solido dell'amicizia, conosce l'arte di affermare il suo spirito contro il timore dell'eternità o della durata del dolore. Non è da stimare né chi s'abbandona con facilità all'amicizia né chi esita a farlo. È necessario correre rischi, per amore dell'amicizia. L'amicizia percorre danzando la terra, recando a noi tutti l'appello di aprire gli occhi sulla felicità. La strada è ancora la stessa la filosofia traccia quella rotta tra oriente e occidente tra isole e penisole, convinto che insieme si possano realizzare amicizie stellari e compiere un entusiasmante viaggio alla scoperta di se stessi e di una autentica relazione con l'altro
Se mai parola fu sintomo e significato dell'esistenza umana, pathos ne è la più potente sintesi. Suono più che segno è assolutamente intraducibile, ma comprensibile istintivamente in tutte le lingue. Il significante più vissuto e più profondo della cultura mediterranea. Si pronuncia inizialmente come un colpo (Pa) e si chiude con un sibilo (thos). Mirabile sintesi quasi onomatopeica del vivere, è parola filosofica per eccellenza, ma è anche tragica e letteraria.
Marcuse in Eros e civiltà è convinto che solo la passione ci può liberare dalla repressione, per essere individui liberi e per dare spazio ad una società in cui ci sia il desiderio di bellezza, la brama di socialità, la ripresa del contatto con la natura e la creatività fine a se stessa. Aderire finalmente alle cose è ciò che la passione ci può restituire ovvero riconoscere - dice Aristotele - le inclinazioni dell'anima di carattere intenso e durevole.
Ci perderemo e ci ritroveremo nei percorsi che il pathos nelle sue infinite declinazioni ci può offrire. Esso rappresenta un affacciarsi sul mondo per provare ad esistere prendendosi la responsabilità di farlo, tra miseria e grandezza, dolore e piacere, amore e odio, speranza e disperazione.
La necessità oggi più che mai, di potere e saper vivere questa dimensione. Accogliendo e riconoscendo la sua energia vitale e propositiva che può dare senso alla condizione umana, senza essere travolti dai suoi recessi più spaventosi e distruttivi.


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