Eduardo Ambrosio


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KIOTO AMBIENTE

VARIE



AMBIENTE: "Accordo di Kyoto"

(disponibili dati spesa familiare)

Uno dei temi globali più dibattuto è quello ambientale che viene affrontato in incontri internazionali periodici, quello in corso prende il nome come "Accordo di Kyoto" del 1997, dove i potenti della Terra stanno tentando di accordarsi per ridurre le emissioni inquinanti di uno striminzito 6,5% entro il 2010 (non sottoscritto da Bush per non bloccare lo sviluppo americano) onde ridurre l'effetto serra.
Eppure per incidere seriamente occorrerebbe ridurre per lo meno del 60%, basti pensare che rispetto al 1990 le emissioni saliranno del 41% nel 2010, del 71% nel 2020, con un 2,1% ogni anno.
Secondo un
rapporto ONU le emissioni (attribuite ai paesi OCSE per il 51%, ai paesi in via di sviluppo per l'11% e ai paesi in transizione - ex blocco comunista - per il 38%) entro un secolo faranno alzare la temperatura del pianeta di 6 gradi con effetti devastanti quali: 5 miliardi di persone senza acqua, 200 milioni sommerse dai maremoti, 40 miliardi di dollari bruciati in disastri ambientali, 10% di riduzione dei ghiacciai, 30% di aumento delle piogge (1 metro in un secolo), 80 metri l'innalzamento del mare, 30% di aumento dell'anidride carbonica.
In particolare si scioglieranno vaste aree di permafrost (il terreno gelato fino a 600 metri di profondità) modificando l'habitat della vegetazione artica; saranno sommerse gran parte di città come New York, Boston e Miami o la baia di Manila; a rischio l'orso bianco e molte altre specie animali di anfibi e rettili, le centrali idroelettriche, la barriera corallina, il Polo si ridurrà e la Groenlandia si scioglierà; insomma si altererà fortemente e pericolosamente l'ecosistema tanto da mettere in forse la stessa vita sul pianeta.

Il WWF con lo slogan
"il futuro del pianeta: non mandiamolo in fumo" promuove la sensibilizzazione, anche con sottoscrizioni, in vista dei vertici G8 e, nel Living Planet Report 2004, denunciava che l’uomo consuma in media il 20% delle risorse in più rispetto alle capacità di rigenerazione della Terra, con una diminuzione del 40% delle specie terrestri, di acqua dolce e marina proprio a causa della domanda di cibo, acqua ed energia della popolazione mondiale in forte ascesa per i “nuovi consumatori”: Cina, India, Brasile, Russia.
I paesi ricchi
(al primo posto, per consumo procapite di risorse, sono gli Emirati Arabi Uniti, al secondo gli Stati Uniti, ultimo in classifica è l’Afghanistan – nell’area UE, ai primi posti figurano Svezia e Finlandia, mentre in l’Italia si registra il minore spreco di risorse procapite) rischiano di non poter più saldare il debito ecologico che hanno accumulato. Il declino del pianeta si può fermare riducendo gli sprechi e dividendo le risorse in modo equo.
L’Occidente (i paesi ricchi) è sempre più grasso (l’Italia ha il record in Europa) con grave spreco di risorse come si evince dal seguente elenco che riporta il valore della spesa familiare settimanale per vitto di varie realtà mondiali (valori in euro - dati del 2006): Italia 214,36; Ecuador 24,9; Mali 20,8; Australia 297; Egitto 54; USA 125,6; Cina rurale 45; Cina (Pechino) 122,3; India 31; Gran Bretagna 200; Giappone 250; Groenlandia 218,6; Turchia 156,59; Bhutan 4.

In Italia
, in soli 50 anni (1950-2000), è stata asfaltata una porzione di terra coltivata e a bosco paria alla Puglia, con un ritmo di 100 mila ettari all'anno; da 37 milioni di abitazioni per i 47 milioni di abitanti del dopoguerra si è passati a 120 milioni di vani per gli attuali 57 milioni di abitanti, senza contare la sostanziosa quota abusiva; sono stati abbandonati 800 ettari di terreno coltivato in montagna (dove viveva al tempo dell'Unità il 38%, oggi il 20%) della popolazione italiana - nelle zone costiere risiede quasi un terzo degli italiani; le auto sono passate dalle 350 mila del dopoguerra alle attuali 32 milioni; la rete ferroviaria si è invece ridotta di 2000 km - il trasporto merci su rotaie è appena l'8% contro il 25 della Francia ed il 30 della Germania.





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