Eduardo Ambrosio


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Appendice dei Quaderni: 1° (tomo 1 e tomo 2) e 2° (tomo 1 e tomo 2)

TERZIGNO Città > Pubblicazioni per il CENTENARIO dell'AUTONOMIA

CENTENARIO della Autonomia Comunale di TERZIGNO

Caro concittadino o, comunque, amico, Eduardo Ambrosio ti da
il benvenuto e brinda idealmente con te con

questa coppa di vino in versi


Terra mia bella e violentata, terra di leggenda, di vigneti che si spandono alle falde
del monte, con la musica dei torchi, che, d'ottobre, avverto, qual piacevole danza, dolce
me
lodia che si fonde con il liquore che, gioioso e rosso come la terra di fuoco che lo ha
generato, a fiumi scende dai tini; dai campi di pesche e crisommole, dagli odorosi
giardini di fiori d'arancio, dai vulcanici pendii d'oro coperti da profumate ginestre.
La tua aria respira con i boschi e, nelle sere d'estate, è carezzata
dal soave sapore di brezza che scende dai colli.
L' originale bel nome è l'emblema della
tua esclusività, è la tua forza di
reagire e, nonostante le tante
mortificazioni a cui
se
i costretta,
ri
sorgerai.
Resisti,
sii forte,
sei di
fuoco!
RISCOPRIRE LE PROPRIE RADICI
PER RAFFORZARE L’IDENTITA’


APPENDICE del 1°QUADERNO (tomo1 e 2) e 2° QUADERNO (tomo1 e 2)

SOMMARIO

  • DUE RIFLESSIONI SUL SIGNIFICATO DI CITTA' E UNA SULLA PROPRIETA' DI: ACQUA E SAPERE
  • LA DOCUFICTION
  • LA FRASCA E LA TAMMORRA
  • Carnevale: favola ironica e Testameto
  • DIARIO-VERBALE DEI FESTEGGIAMENTI A MARZO 2013, con note in calce




______________________________________
DUE RIFLESSIONI SUL SIGNIFICATO DI CITTA'

Un discorso datato, ma per la nostra realtà attualissimo, di GIORGIO LA PIRA
(tenuto al Convegno dei Sindaci di tutto il mondo in Firenze 2 ottobre 1955):

Le città hanno una vita propria: hanno un loro proprio essere misterioso e profondo: hanno un loro volto: hanno, per così dire, una loro anima ed un loro destino: non sono cumuli occasionali di pietra: sono misteriose abitazioni di uomini e più ancora, in certo modo, misteriose abitazioni di Dio: Gloria Domini in te videbitur: Non per nulla il porto finale della navigazione storica degli uomini mostra, sulla riva dell'eternità, le strutture quadrate e le mura preziose di una città beata: della città di Dio!
La nostra disattenzione a questi valori di fondo, che danno invisibilmente ma realmente peso e destino alle cose degli uomini, ci ha fatto perdere la percezione del mistero delle città: eppure esiste e proprio oggi - in questo punto così decisivo della storia umana - esso si manifesta con segni che appaiono sempre più marcati e che richiamano alla responsabilità di ciascuno e di tutti. … si ha il diritto di distruggere le città? Di uccidere questa "unità viventi" - veri microcosmi nei quali si concentrano valori essenziali della storia passata e veri centri di irradiazione di valori per la storia futura - con le quali si costituisce l'intiero tessuto della società umana, della civiltà umana? La risposta, a nostro avviso, è negativa. Le generazioni presenti non hanno il diritto di distruggere un patrimonio a loro consegnato in vista delle generazioni future! Il diritto all'esistenza che hanno le città umane è un diritto di cui siamo titolari noi delle generazioni presenti, ma più ancora quelli delle generazioni future. Un diritto il cui valore storico, sociale, politico, culturale, religioso si fa tanto più grande quanto più riemerge, nell'attuale meditazione umana, il significato misterioso e profondo delle città. Ogni città è una città sul monte, è un candelabro destinato a far luce al cammino della storia. … Storia e civiltà si trascrivono e si fissano, per così dire, quasi pietrificandosi, nelle mura, nei templi, nei palazzi, nelle case, nelle officine, nelle scuole, negli ospedali di cui la città consta. Le città, specie le fondamentali, restano arroccate sopra i valori eterni, portando con sé, lungo il corso tutto, dei secoli e delle generazioni, gli eventi storici di cui sono state attrici e testimoni. Restano come libri vivi della storia umana e della civiltà umana: destinati alla formazione spirituale e materiale delle generazioni venture. Restano come riserve mai esaurite di quei beni umani essenziali - da quelli di vertice, religiosi, culturali, a quelli di base, tecnici ed economici - di cui tutte le generazioni hanno imprescindibile bisogno.
La città è lo strumento in certo modo appropriato per superare tutte le possibili crisi cui la storia umana e la civiltà umana vanno sottoposte nel corso dei secoli. La crisi del nostro tempo - che è una crisi di sproporzione e di dismisura rispetto a ciò che è veramente umano - ci fornisce la prova del valore, diciamo così, terapeutico e risolutivo che in ordine ad essa la città possiede. Come è stato felicemente detto, infatti, la crisi del tempo nostro può essere definita come sradicamento della persona dal contesto organico della città. Ebbene: questa crisi non potrà essere risolta che mediante un radicamento nuovo, più profondo, più organico, della persona nella città in cui essa è nata e nella cui storia e nella cui tradizione essa è organicamente inserita. … essere la città dell'uomo abbozzo e prefigurazione della città di Dio. … non un museo ove si accolgono le reliquie, anche preziose, del passato; è una luce di bellezza destinata ad illuminare le strutture essenziali della storia e delle civiltà dell'avvenire. Le città non possono essere destinate alla morte: una morte, peraltro, che provocherebbe la morte della civiltà intiera.



UNA LIBERA ELABORAZIONE DI UN DISCORSO DI THOMAS MANN

Una comunità (o città) per sopravvivere deve fare perno sulle giovani generazioni, purtroppo però si deve registrare un forte abbandono generalizzato, specialmente per i giovani, al proprio piacere ed alle passioni in modo sfrenato tanto che anche ciò che dovrebbe condurre alla beatitudine diventa dannazione: non ci si meraviglia dei misfatti con cui l'uomo infuria contro sé stesso e contro gli altri. La timidezza della vecchiaia, però, non deve impedire di chiamare le cose col loro nome.
I giovani non ascoltano più. Certo per ascoltare ci vuole anche una particolare cultura. Cultura! Le risa beffarde di tutta una generazione rispondono a questa parola. Come se essa non significasse il contrario della volgarità e della povertà umana, il contrario anche della pigrizia, di una miserabile rilassatezza, che rimane tale per quanto prenda atteggiamenti risoluti insomma: come se la cultura, in quanto forma, volontà di libertà e di verità, vita coscienziosamente vissuta, sforzo infinito, non fosse la disciplina morale stessa!
Le giovani leve affermano di avere la vita più difficile per l'avventura, l'assoluta incertezza, per cui rifuggono il significato più elevato e profondo di "cultura" - lavoro in sé stesso, responsabilità e sollecitudine individuale - e si adagiano nella vita collettiva (ad. es. il branco), che è una sfera comoda in confronto con l'individuale, comoda fino alla dissolutezza; quello che la gioventù si augura, si concede ed approva sono le vacanze continuate del proprio io. Essa ama perdersi nella massa, sottraendosi ad ogni serietà di vita personale, senza preoccuparsi molto delle mète della marcia. L'ebbrezza della massa, che libera dall'Io e dal suo peso, o più esattamente la liberazione dalla moralità e dalla razionalità in genere; anche dalla paura naturalmente, paura della vita!
La felice esperienza di essere dispensati dal proprio Io, sottratti ad ogni responsabilità individuale, appartiene alla guerra. Si è inclini a concepire lo stato attuale del mondo, in rapporto sia economico, sia spirituale e morale, come il risultato della guerra, che provoca immense devastazioni ma non il mondo: essa ha il solo compito di chiarificare, rafforzare e spingere all'estremo ciò che esisteva già prima. L'incredibile decadenza culturale e il regresso morale, che minacciano di rigettarci nella barbarie, sono un fenomeno singolare, determinato in prima linea dall'ascesa dell'uomo di massa e dal suo impadronirsi del potere.
È possibilissimo che la massa con tutto l'amore puerile e primitivo per la tecnica (il mezzo che diventa fine) provochi la decadenza anche di questa, perché non sospetta che essa è il prodotto utilitario di uno studio libero e disinteressato per amore della conoscenza e perché disprezza l'idealismo e tutto ciò che ha a che fare con esso, quindi la libertà e la verità. Il fenomeno di questo brusco abbassamento di livello, di questo regresso, di questo ritorno la primitivo, non solo all'ottusità di fronte alla sfumatura, ma fino all'odio violento di essa, riempie di sgomento, in quanto apre ulteriori possibilità e mostra che le più grandi conquiste possono andare ancora perdute e cadere nell'oblio, e che la civiltà stessa non è affatto sicura da un tale destino: l'enorme ondata di barbarie eccentrica e di triviale volgarità primitiva democratico - plebea provoca l'estinzione di concetti benignamente severi, quali cultura, spirito, arte, idea.
Alla ottocentesca convinzione politica di elevare le masse, di istruirle, di apportare loro scienza, cultura, arte, beni della civiltà, si è fatta strada la convinzione che è più importante ed anche più facile dominare le masse, perfezionando sempre più l'arte grossolana di giocare sulla loro psicologia: dunque introducendo al posto dell'educazione la propaganda, non senza l'intimo consenso delle masse, a quanto pare, le quali in fondo si sentono portate in un ambiente più moderno e più familiare da un'estrosa tecnica di propaganda, che da qualsiasi idea di educazione. Esse sono organizzabili, e si vede che sono grate per ogni organizzazione, non importa di che spirito, sia pure lo spirito della violenza. La violenza è un principio straordinariamente semplificatore; nessuna meraviglia che trovi la comprensione delle masse.
Fra il chiasso e lo scampanellio da fiera sono fiorite scienze occulte di ogni sorta, mezze scienze e ciarlatanerie, oscuro spirito settario e insulse religioni da strapazzo, non si è irresponsabilmente compreso che la conseguenza del disprezzo della ragione è un imbarbarimento morale. Anzi da molte persone colte tutto questo non è stato sentito come un volgare ciarpame moderno, come impoverimento culturale, bensì è stato mistificato come rinascita di profonde forze vitali e dell'intimo, rispettabile valore dell'anima popolare. È stato così preparato il terreno anche alla più assurda e vergognosa superstizione collettiva: ma non la superstizione ottusa e senza pensieri delle epoche precedenti, bensì una superstizione modernamente democratica, che presuppone per ciascuno il diritto di pensare, una superstizione con "concezione filosofica".
L'uomo - massa ragionante parla, filosofeggia e scrive, e ciò che mette fuori non è altro che spirito storpiato, intellettualismo a buon mercato. L'aria è piena di pensiero di massa acciarpato ed eccitato, vapori di letteratura corrotta gravano sopra un popolo e rendono impossibile il respiro. L'uomo - massa che filosofeggia ha usurpato, per sé solo, il diritto di pensare, di parlare e di scrivere, chiudendo la bocca a tutti gli altri e, sicuro di ogni contraddizione, fa uso della sua prerogativa in modo tale, che si rimane sbalorditi e si vorrebbe maledire la democrazia, che ha insegnato a ciascuno a leggere e scrivere. Si ha l'impressione che il pensiero stesso e la parola siano disonorati per sempre da un così miserabile abuso. Una cultura del trivio deplorevolmente sovraeccitata butta fuori senza ritegno le sue pseudo - conoscenze, i suoi virulenti teoremi; e solo debolmente, solo con paura una scienza in parte intimidita, in parte vergognosamente simpatizzante osa una lieve reazione. Non passerà molto tempo e questo pseudopensiero avrà dappertutto il potere di attuare le sue "idee", di convertirsi con audace violenza in storia. La storia sarà improntata da esso.
Da tutto ciò questo fenomeno di strana perversione: una riunione di massa di gente molto povera di spirito, morbosamente esaltata, ha applaudito all' abolizione dei diritti dell'uomo, che qualcuno proclamava dall'alto della tribuna per mezzo dell'altoparlante. Dalla semplicità può venire la verità dalla perversità no.
Nel tempo attuale, diversamente dal carattere altruistico della trasformazione cristiana del mondo e della Rivoluzione Francese, si assiste ad un movimento di natura eroica, non quella delle grandi manifestazioni spirituali ma quella piccola giornalistica e romantico - criminale, che ha molto del libro che si smercia sulle bancarelle e del film ad effetto: siamo alla filosofia del piccolo borghese, ammalato di furore speculativo, caratterizzata oltre che dalla violenza anche dalla menzogna e che ha liquidato verità, libertà, giustizia, la verità è odiosa, sostituita dal "mito" nella sola accezione di eliminazione della differenza fra verità e ciarlatanismo.
Il problema della verità, cioè della verità come idea assoluta e nella sua dipendenza dalla via, della verità nella sua eternità e nella sua variabilità, è un problema del più grave peso morale. Che cos'è la verità? Così domanda la filosofia, lo spirito che pensa criticamente sé stesso. Esso vuole vivere, esso ammette che la vita ha bisogno della verità, dalla quale è aiutata, promossa. "Solo ciò che promuove la verità è vero", affermazione che si completa con "solo la verità promuove la vita". Se la "verità" non è data una volta per tutte, ma è variabile, tanto più profonda coscienziosa e sensibile deve essere la preoccupazione dell'uomo spirituale per la ricerca di essa, la sua attenzione ai moti dello spirito mondiale, ai mutamenti nel quadro della verità, a ciò che è giusto e necessario nel tempo, per non dire: a ciò che è voluto da Dio, a cui l'uomo spirituale deve servire, incurante dell'odio degli ottusi, dei paurosi e degli ostinati, degli interessati alla conservazione di quello che è diventato falso e cattivo.
Alla negazione dello spirito in favore dell'utile, segue l'approvazione senza scrupolo del delitto, surrogato dell'assoluto, non si indietreggia neppure dal concetto della falsificabilità, anzi si attribuisce alla falsificazione lo stesso valore della verità, se essa è utile nel suo senso.
Se questa non è la sola identificazione attuale umana, sicuramente è molto diffusa con lo slancio baldanzoso, con cui si accinge a superare un mondo tenuto in svantaggio da inibizioni morali, e a farsi padrone e maestro. È davvero inquietante osservare la debolezza del mondo anziano e colto di fronte a questa violenza unica, assistere al suo indietreggiamento smarrito e costernato. Intimidito, intontito, incosciente di quel che accade, con un sorriso attonito sulle labbra, esso sgombra una posizione dopo l'altra e sembra disposto a confessare che "non comprende più il mondo". Discende al livello spirituale e morale del nemico, adotta il suo stupido linguaggio, si adatta alle sue misere categorie di pensiero, alla maliziosa ottusità delle sue idiosincrasie e alle sue alternative propagandistiche, e non se ne accorge nemmeno. È forse già perduto. Lo è senza dubbio, se non si strappa dall'ipnosi, se non rientra in sé stesso. In ogni umanesimo c'è un elemento di debolezza che va congiunto col suo disprezzo del fanatismo, con la sua tolleranza e col suo amore del dubbio, insomma con la sua naturale bontà, e che in certe circostanze può diventargli fatale.
Ciò che oggi è necessario è un umanesimo militante, un umanesimo che scopra la propria virilità e si saturi della convinzione che il principio della libertà, della tolleranza e del dubbio non deve lasciarsi sfruttare e sorpassare da un fanatismo, che è senza vergogna e senza dubbi.
Un umanesimo che, anziché rifugiarsi in una neutralità fuori dal tempo, sia capace di una gagliarda rinascita delle sue idee e in grado di rendere la propria anima consapevole di sé stessa in una pugnace alacrità di vita.


La proprietà
UNA LIBERA ELABORAZIONE DI UNA RIFLESSIONE DI STEFANO RODOTA' ("la Repubblica" del 12.4.13)

Acqua e sapere
quali patrimonio dell'umanità, sono beni di tutti
ciascuno deve essere messo nella condizione di difenderli,
anche agendo in giudizio a tutela di un bene lontano dal luogo in cui si vive.


I beni comuni appartengono a tutti e a nessuno, nel senso che tutti devono poter accedere ad essi e nessuno può vantarne pretese esclusive; incorporano, inoltre, la dimensione del futuro, e quindi devono essere governati anche nell'interesse delle generazioni che verranno, per cui per la loro " titolarità diffusa" devono essere amministrati muovendo dal principio di solidarietà.

Principio realizzato da Adriano Olivetti (figlio di padre ebreo e di madre valdese) che, coniugando efficienza ed etica, credeva nel lavoro come mezzo di elevazione: gli alti profitti, anziché trasformarli in lauti dividenti per gli azionisti o in compensi ai massimi dirigenti, venivano riutilizzati per dare a chi vi aveva contribuito vantaggi come mense, asili nido, biblioteche, vacanze. La visione quasi mistica del lavoro fa affermare ad Olivetti: <<Il lavoro è perciò spirituale ed il lavoratore si sente anch'egli nel lavoro e sul lavoro vicino a Dio, come suo collaboratore e servitore>>. O anche <>. L'organizzazione della fabbrica omonima fu concepita, in contrasto anche con l'allora PCI, come modello possibile di un nuovo, creativo ed umano d'intendere il complicato rapporto capitale-lavoro. Il soffocante capitalismo di oggi, non di rado irresponsabile, aumenta il rimpianto per ciò che avrebbe potuto essere e non è stato.

A tal proposito il famoso biologo evoluzionista
Edward O. Wilson - convinto che siamo di fronte ad cambiamento di paradigma e ad una trasformazione del nostro modo di vedere l'evoluzione classica darwiniana - sostiene che nelle specie sociali, come esseri umani - quali chimere genetiche, dipendenti da come ci si è evoluti nel corso di milioni di anni - e formiche, sopravvivono si gli individui più egoisti, ma anche e soprattutto i gruppi con maggior numero di membri solidali tra loro. Queste due specie hanno due cose in comune: la tendenza a compiere atti di altruismo nell'ambito del proprio gruppo e il fatto di avere colonizzato il Pianeta. A spiegare il successo delle specie <> sarebbe una selezione naturale non di parentela ma di <<multilivello>>: da un lato la darwiniana selezione del successo dei singoli individui nel sopravvivere tanto da trasmettere i propri geni alla prole; dall'altro, la selezione tra i gruppi, che premia le organizzazioni più solidali. Oggi è fondamentale sapere che la competizione dell'individuo per accaparrarsi risorse eper accoppiarsi è importante quanto verso il proprio gruppo, al cui interno spesso gli individui egoisti hanno la meglio. Ma in una competizione tra gruppi (umani o insetti), le organizzazioni basate sulla cooperazione prevalgono sulle collettività composte da individui egoisti. Internet con la sua immensa mole di notizie accessibili a tutti è altruismo allo puro.


Karl Wittfogel descrive il dispotismo orientale anche attraverso la costruzione di una "società idraulica", che consentiva un controllo autoritario dell'economia delle persone. Poteri pubblici e privati - essendo aperta una essenziale partita sulla distribuzione del potere - si contendono ancora oggi il governo di una risorsa scarsa e preziosa come l'acqua e, con la stessa determinazione, di una risorsa abbondante e altrettanto preziosa come la conoscenza. Di fronte ai nuovi dispotismi si leva la logica non proprietaria dei beni comuni, dunque ancora una volta "l'opposto della proprietà".
Già a Roma la gestione dell'acqua, con la costruzione delle infrastrutture necessarie - e le vestigia degli acquedotti ovunque ci tramandano quello spirito - era concepita come strumento per mantenere la coesione sociale, tanto che fino all'età imperiale era proibito ai privati di avere l'acqua nelle loro abitazioni.
Tra utilizzazione del bene e produzione di profitto; tra disponibilità di un bene e sua "recinzione" che impedisca utilizzazione da parte di altri; tra diritti di proprietà e creatività intellettuali; tra beni materiali e beni comuni virtuali; tra valore economico e riduzione a merce; tra sguardo locale e proiezione globale: molte sono le divaricazioni da considerare nella loro storicità, sfuggendo così alle trappole ideologiche di cui è disseminata la riflessione sui beni comuni.
Un punto chiave della discussione è rappresentato della conoscenza, bene comune "globale", per il quale si continua a ripetere che non può essere oggetto di "chiusure" proprietarie, ripetendo nel tempo nostro la vicenda che, tra Seicento e Settecento, in Inghilterra portò a recintare le terre coltivabili, sottraendole al godimento comune e affidandole a singoli proprietari.
Per giustificare quella vicenda lontana si è usato l'argomento della accresciuta produttività della terra. Ma oggi il nuovo, sterminato territorio comune, rappresentato dalla conoscenza raggiungibile attraverso Internet, non può divenire l'oggetto di uno smisurato desiderio che vuole trasformarlo da risorsa illimitata in risorsa scarsa, con chiusure progressive, consentendo l' accesso solo a chi è disposto ed è in condizione di pagare. La conoscenza da bene comune a merce globale?
Così i beni comuni ci parlano dell'irriducibilità del mondo alla logica del mercato, indicano un limite, illuminano un aspetto nuovo della sostenibilità: che non è solo quella imposta dai rischi del consumo scriteriato dei beni naturali (aria, acqua, ambiente), ma pure quella legata alla necessità di contrastare la sottrazione alle persone delle opportunità offerte dall'innovazione scientifica e tecnologica. Si avvererebbe altrimenti la profezia secondo la quale <>. E, se tutto deve rispondere esclusivamente alla razionalità economica, l'effetto ben può essere quello di <>,
In questo orizzonte più largo compaiono parole scomparse o neglette. Il bene comune, di cui si erano perdute le tracce nella furia dei particolarismi e nell'estrema individualizzazione degli interessi, s'incarna nella pluralità dei beni comuni. Poiché questi beni si sottraggono alla logica dell'uso esclusivo e, al contrario, rendono evidente che la loro caratteristica è quella della condivisione, si manifesta con nuova forza il legame sociale, la possibilità di iniziative collettive di cui Internet fornisce continue testimonianza.
Il futuro, cancellato dallo sguardo corto del breve periodo, ci è imposto dalla necessità di garantire ai beni comuni la permanenza nel tempo. Ritorna, in forme che lo rendono ineludibile, il tema dell'eguaglianza, perché i beni comuni non tollerano le discriminazioni nell'accesso se non a prezzo di una drammatica caduta in divisioni che disegnano davvero una società castale, dove ritorna la cittadinanza censita, visto che i beni fondamentali per la vita, come la stessa salute, stanno divenendo , o rimangono, più o meno accessibili a seconda delle disponibilità finanziarie di ciascuno. Intorno ai beni comuni si propone così la questione della democrazia e della dotazione di diritti di ogni persona.
Proprio nella dimensione globale queste considerazioni assumono particolare rilevanza. La possibilità di affidarsi ad una logica diversa è legata anche alla consapevolezza, in una visione per forza di cose planetaria, che devono essere garantiti i beni comuni ormai irriducibili alla misura del mercato e che sempre più spesso non possono essere richiusi nei confini nazionali.

___________
DOCUFICTION


Si tratta di un filmato di 56 minuti realizzato, nella primavera del 2009, su Terzigno" dal titolo." Sulle ali del tempo" con la regia di M. G. Balzano e la consulenza storica mia (Eduardo Ambrosio, che ha anche recitato), prodotto e realizzato da

MCmedia spa via Provinciale Schiti, 131 Torre Annunziata (www.metropolisweb.it).


Siccome il filmato non è stato reso pubblico, né ho ricevuto mai alcun compenso - nemmeno morale:
bastava un grazie! Ho chiesto chiarimenti al Comune, allora in gestione commissariale, la risposta è stata che il Comune di Terzigno per il seguente lavoro:

"Il Parco in fiction: arte e marketing per la promozione del territorio",
ha pagato con fatt. n. 40 del 4.6.2009 (definita il 29.6.09) la somma di € 89.421,72 a:
M. C. Media S.p.A. di Federico Carmela Maria Rosaria
Via Provinciale Schiti, 131
80058 Torre Annunziata tel. 081 537 06 85

Dopo questi fatti mi sono scoraggiato e non ho fatto alcuna altra azione. Devo constatare, purtroppo, che, ad oggi, nonostante le continue sollecitazioni ai vari amministratori, il filmato - per altre realtà un vanto - non è stato ancora pubblicato; speriamo che in occasione di questo Centenario si riesca renderlo pubblico.
Preciso che tutto quanto affermato è ampiamente documentabile.


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LA FRASCA E LA TAMMORRA

Lo spettacolo della Frasca augura ‘a bona fine
e ‘o buon principio ‘e ll’anne.
L’emblema è un r
amo della pianta di Lauro tutto adornata.
Precedono l’arrivo della Frasca nella contrada, voci gioiose che,
richiamando l’attenzione di tante altre persone, gridano:
Affacciateve, scennite, stà arrivann’ ‘a frasca”
Immediatamente il gruppo della Frasca risponde:
“la bona sera e ’o buon principio ‘e l’anne,
a tutte sti signure in compagnia,
simme venute e turnammo ogn’anne
per farve cchille aurio ca’ vuje sapite.
Spilateve lli rrecchie, apritece lu core,
la casa, la dispensa e la cantina,
ca cheste so ghiurnate de cuntiento
se magna e se beve e nun se penza ‘a niente”.


UNA CANZONE MAGICA: LA CANZONE DE LO CAPO D’ANNO

Un ignoto (un’antica copiella recita che è stata pubblicata a Napoli dalla CASA EDITRICE
F. BIDERI Via S. Pietro a Majella, 17) napoletano ebbe, nella seconda metà del sedicesimo
secolo, la grande ispirazione di scrivere questa canzone che è magica perché:
- non esiste al mondo una canzone più lunga,
- è tra le canzoni più antiche napoletane,
- nonostante sia di autore ignoto, ha la forza di essere ancora viva nel ricordo di tanti,
- unisce sacro e profano senza essere blasfema,
- ci vuole una magia per ricordarla tutta quando si canta,
- poi, quando si canta, con un trucco magico, si ricorda tutta,
- è cantata in una notte magica,
- è la Nostra canzone.
Nelle prime due strofe, che si recitano, esprime appieno l’anima popolare napoletana. Dopo
aver con garbo salutato tutti gli astanti ed aver subito promesso di ritornare ammicando ad un
augurio particolare, chiede un’immediata totale disponibilità di tutto quello che si ha perché in
quei giorni particolarissimi “se magna se beve e nun se penza a niente”.
La canzone inizia in modo scoppiettante, poi narra , in modo molto particolare, tutti gli eventi
che hanno accompagnato la nascita di Gesù Bambino: - la scelta di nascere umile, il motivo
della sua venuta in terra, la stalla, la stella, gli angeli, i pastori, i Re Magi, l’invidia e la paura di
Erode, la strage dei bambini la Madonna che riceve il consiglio di portare via Gesù Bambino.
Inizia poi una parte che descrive l’aria particolare che magicamente da allora si vive avvicinandosi
al Natale. Una strofa recita: ”né truove chi nun manna n’aurio o nu rialo, sarrà malo
Natale nun mannà niente”; è proprio l’aria di Natale, che ancora oggi si vive. L’aria della festa
più sentita dell’anno.
26 Poi continua con una parte di auspici di fortuna rivolti alle più disparate categorie di persone:
dal negoziante all’operaio, dall’avvocato al notaio, dall’ingegnere al traffichino, dal padrone
di case al navigante, dal medico al farmacista, dal politico all’impiegatuccio, dal prete al buon
padre di famiglia e perfino al giocatore di carte che non deve fare mai “toppa ‘a Zecchinetto”.
La parte finale è un’autentica richiesta al padrone di casa di non sfigurare, nel senso che deve
fare un’abbondante “’nferta”, in cambio della promessa di ritornare l’anno successivo e di trovarlo
più in salute ed allegria. La canzone termina con il classico augurio di una buona notte e
di un buon Capodanno a tutti (o altri come: “hann’aunna comm’aonna ‘o mare”.
A richiesta sono a disposizione i testi integrali con la corrispondente traduzione in italiano di questa e di altre
canzoni del Capodanno.


LA FRASCA E LA TAMMORRA
Un gruppo di persone si cimenta in uno spettacolo itinerante per augurare ‘a bona fine ‘e ‘o
buon principio ‘e ll’anne: un modo specifico di onorare il Capodanno.
L’emblema è una frasca della pianta di lauro tutta ornata con festoni natalizi.
Direttamente dalla tradizione latina dove si usava accompagnare gli auguri con un cesto – ‘o
canisto – adornato di rami di alloro e pieno di datteri, fichi, dolcetti e vino.
Nella mitologia, prima greca e poi romana, l’alloro era una pianta sacra che simboleggiava
sapienza, gloria.
Il laureato in origine era colui che riceveva solennemente la corona d’alloro perché riconosciuto
pubblicamente come un gran saggio o un gran poeta (Dante è sempre raffigurato laureato).
Oggi è uno studente che ha completato gli studi universitari.
Una corona d’alloro cingeva la fronte dei condottieri romani che trionfalmente tornavano a
Roma vincitori: da qui simbolo della vittoria, della fama, del trionfo e dell’onore.
La pianta di lauro è dedicata ad Apollo, dio greco della bellezza, dell’arte e della luce.
La mitologia fa nascere la pianta di alloro da una storia d’amore: - Apollo amava, non ricambiato,
la bellissima Dafne; un giorno la vide e la chiamò, ma lei scappò di corsa. Mentre stava per
essere raggiunta, Dafne si rivolse supplichevolmente a Giove perchè l’aiutasse; Giove intervenne
e trasformò la bellissima fanciulla nella pianta di alloro, Apollo la raggiunse proprio nell’attimo
della trasformazione e sentì ancora battere il cuore di Dafne.
Da allora, in suo rispetto, i fulmini non colpiscono la pianta d’alloro; è un albero sempre verde
diffusissimo, le sue foglie sono usate in cucina come aromatizzanti; già nell’antichità gli infusi di
alloro erano usati per combattere l’insonnia, per favorire la digestione, per la diuresi, combatte
la formazione di gas intestinali, è usato per curare l’affaticamento e i suoi decotti per lenire
contusioni, slogature, dolori artrosici e reumatici.
Il protocollo di Kyoto (Conferenza mondiale per l’ambiente) del 21.11.2007 ha definito l’alloro
simbolo della festa dell’albero e sono stati piantati un milione di alberi di alloro per combattere
le emissioni nocive nell’atmosfera..
L’alloro è presente nello stemma del Comune di Terzigno.
In origine, inizi Novecento, la manifestazione - nata probabilmente nella periferia di Napoli,
come rito propiziatorio, in seguito all’eruzione del Vesuvio del 1906 - consisteva principalmente
nella cantata di semplici filastrocche come: “Buonì, buonì buonanno stasera è capo dell’anno,
cantammo tutto l’anno in allegria; si ‘nce vuò fa ‘na ‘nferta fancella de nocelle ca puozz’ fa
nu figlio re di stelle; si ‘nce vuò fa ‘na ‘nferta fancella de castagne, ca puozz’ fa nu figlio re di
Spagna; ecc”. - aveva lo scopo di racimolare una succulenta “nferta” (simile ad una questua,
donata ro’ padrone ‘e casa o dal putecaro o dal cantiniere e custodita da portatore del sacco)
da dividere tra i componenti del gruppo. In seguito si amplierà il repertorio con nuove canzoni
e l’inserimento di macchiette, “tammuriata” (momento collettivo ritualizzato) - Caratteristica
la “Tammurriata alla Terzignese” (presentata al 1° Festival della tammorra e del tamburello
tenutosi a Giffoni Valle Piana nei giorni 1, 2 e 3 settembre 2006) - ecc.

DESCRIZIONE DELLA TAMMURRIATA
La tammuriata ha inizio dopo che la paranza (gruppo) ha formato il cerchio magico. Quello che
accadrà da quel momento è una cosa che chi non ha la fortuna di stare all’interno del cerchio o
a contatto diretto con i suonatori, cantori, ballatori, non percepirà mai: è fusione tra gente che
ama la sensualità di questi ritmi e si lascia sedurre dalle forme del ballo; è gioiosa partecipazione
ad un rito millenario; è esorcizzazione di ogni malessere fisico e mentale; è una sorta di azione
purificatrice con la quale si allontanano paure e frustrazione. Insomma, stabilito il contatto
mentale con il suono della tammorra, ‘nun se pensa cchiù ‘a niente: si diventa partecipi ad una
festa popolare.
Le origini sono antichissime e risalgono al culto di un dio greco dalle forti componenti bipolari
legate al sesso, al cielo e alla terra. Il tammuraro rivolge al cielo la tammorra , ora in senso di
sfida, ora con gesto amorevole, accentuando o riducendo la percussione. A lui rispondono di
pari passo ‘e ballature che rispettosi dei gesti che provengono del mondo rurale e animale, ne
assumono le movenze per animare il ballo e farlo diventare di corteggiamento, di sfida, di passione,
di allegrezza, armati di castagnette nel palmo della mano il cui suono fa da contraccolpo
alla tammorra.
Nel momento collettivo tutta la gestualità della danza assume un valore rituale ed un significato
simbolico contro tutto ciò che è negatività. La voce stentorea del cantore emette note molto
acute. A volte si rifà a strofe tramandate nei secoli e codificate secondo l’area di appartenenza
(vesuviana, dell’agro, giuglianese, sommese, cilentana, ecc.) ed a volte la sua inventiva lo porta
a concepire al momento le strofe del canto prendendo spunto da un evento o per inviare un
messaggio.
Da musica pagana sarà codificata come musica di accompagnamento dei momenti più importanti
della vita contadina, la gioia della vendemmia, la speranza della semina, il ringraziamento
dopo il raccolto.
Successivamente, con il cristianesimo, diventa anche sottofondo di processione ed altri riti religiosi
(Pagani: Madonna delle galline; Maiori: l’Avvocata; Scafati: Madonna dei Bagni; Somma
Vesuviana: Madonna a Castello; ecc.). I canti iniziano con strofe dedicate alla Madonna che si
sta festeggiando, ma irrinunciabilmente, continuano esprimendo l’anima contadina e popolare.
Rimane vivo nei testi tutto ciò che fa parte del mondo rurale e la terra, con la sua feracità, è
ancora oggi la regina ro’ ballo ‘ncopp’ ‘a tammorra.

DESCRIZIONE DELLA TAMMORRA
La tammorra, nata da oltre tremila anni (nei reperti archeologici di tutti i paesi mediterranei
sono stati rinvenuti dipinti di suonatori di uno strumento molto simile alla tammorra), è lo strumento
principe della tradizione campana e vanta origini antichissime, legato a culti lunari, è
ritenuto strumento essenzialmente femminile; detto anche tammurro, accompagna sia il canto
che il ballo tradizionale ed è usato da solo o con altri strumenti a percussione.
La tammorra è un grosso tamburo a cornice con la membrana di pelle essiccata (quasi sempre
di capra o di pecora, comunque mai sintetica: ne uscirebbe un suono senza anima) tesa su un
telaio circolare di legno. Il diametro varia da 30 a 60 centimetri. L’asse di legno che compone il
cerchio (cornice) può arrivare fino a 15 centimetri di altezza ed è bucato tutt’intorno da nicchie
rettangolari dove vengono collocati sonagli di latta, detti ciceri o cimbali. In loro assenza la tammorra
è definita muta, caratterizzata da un seducente suono cupo. Sovente i costruttori usano
abbellire lo strumento con l’aggiunta di nastrini colorati e decorato con piccoli motivi floreali
lungo la cornice o con scene di argomento cavalleresco affrescate sulla pelle. La tammorra non
va confusa con il tamburello, che è molto piccolo, con i cimbali di ottone e non di latta.

Come si suona. Si impugna il telaio da basso con una sola mano, tenendolo perpendicolarmente
al corpo, mentre la pelle viene percossa ritmicamente dal palmo e dalle dita dell’altra
mano. Il modo di impugnare la tammorra è importante anche da un punto di vista rituale: accade,
infatti, che quando lo strumento è impugnato con la mano sinistra e percosso con la destra
si dice che viene suonato nella maniera maschile. All’opposto, invece, si dice che viene suonato
nella maniera femminile e ciò perché lato destro è identificato nelle antiche culture con l’idea
dell’uomo, mentre il lato sinistro con l’idea della donna. L’inversione dell’impugnatura dello
strumento indica un rovesciamento dei segni del rituale. Molto complessa è la tecnica usata per
suonare la tammorra, poiché richiede qualità musicali e ritmiche non comuni accompagnate,
inoltre, da una resistenza fisica notevole poiché lo strumento deve essere spesso suonato per delle
ore senza che il musicista possa cedere nella costanza del titolo. Critica è, ad esempio, la posizione
da tenere per equilibrare il peso e lo strumento in modo da non affaticare eccessivamente
il braccio. Non esiste, in proposito, una regola generale in quanto ogni suonatore trova una sua
maniera per equilibrarsi costruendo una tecnica alla quale partecipa tutto il fisico.

Dove si usa. La tammorra accompagna sia il canto che il ballo tradizionale dell’Italia Meridionale,
in particolare in Campania, dove
è usata da sola o con altri strumenti a percussione,
quali le castagnette. Qui la forma musicale, ad andamento essenzialmente binario, dallo strumento
deriva il nome tammurriata o anche canzone ‘ncopp ‘o tammurro. A tale struttura ritmica
corrisponde una particolare scansione metrica di sei versi, undici sillabe, che durante il canto
subisce però modifiche sia nel numero delle sillabe, che nell’organizzazione. In special modo
nell’area vesuviana e ancor di più a Terzigno, la tammurriata emerge durante occasioni ludiche
e soprattutto rituali - cerimoniali, quali i frequenti pellegrinaggi devozionali alla Madonna.

Un po’ di storia. La storia della tammorra, rivissuta attraverso lo studio dei reperti archeologici
e delle opere d’arte presso quei paesi che si affacciano sul Mediterraneo prende inizio
da alcune statuette fenicie di figure femminili, raffiguranti forse sacerdotesse della dea Astante
recanti un disco riconducibile ad un tamburo a cornice, conservate presso il Museo Archeologico
Nazionale di Cagliari. Alcune pitture di origine greca mostrano donne nell’atto di suonare
un tamburo simile all’attuale tammorra denominato tympanon. Questo strumento ha quasi
sempre due pelli (vista la presenza di maniglie o di legature a forma di X e di V sul profilo della
cassa) tese su un telaio circolare di legno e di bronzo tenuto verticalmente e percosso con la
mano nuda. Presso i Romani, lo ritroviamo col nome di timpanum. In un mosaico di Pompei
conservato presso il Museo Archeologico Nazionale di Napoli tale tamburo è raffigurato in
mano ad uno strumentista, forse un ambulante, che lo percuote tenendo la pelle rivolta verso
il basso. Una tecnica di esecuzione, questa, utilizzata per suonare l’attuale tammorra in Italia
Meridionale e che si osserva presso tutte le popolazioni del Mediterraneo e del vicino Medio
Oriente che utilizzano tamburi di tale forma. La musica del Medioevo eredita quasi tutti gli
strumenti a percussione dell’Evo Antico e la tradizione popolare conserva il grosso tamburo
detto poi tammorra per scandire il ritmo durante i balli di Corte. La musica colta rinascimentale
non disdegna l’utilizzo di questo strumento, dal momento che esso viene raffigurato nelle mani
degli angeli musicanti o nelle tarsie dei cori delle chiese, in cui si evidenzia l’uso del tempo di
sospendere dei sonagli al telaio o anche di applicare la bordoniera (una corda posta sulla pelle
per dare allo strumento il suono rullante).

ALTRI STRUMENTI USATI NELLA MUSICA FOLKLORISTICA
Oltre ai veri strumenti come la fisarmonica e il manticetto, vi sono molti strumenti semplici
che si possono facilmente costruire direttamente:
Putipù, alias burchitibù, alias caccavella: è uno strumento a frizione che fa da basso nella miscellanea
dei suoni. Consiste in un barattolo di latta alto da 30 a 50 cm con diametro tra i 20 e
i 30 cm. (anticamente si usava di creta perciò anche caccavella). Sopra all’unica apertura è fissata
un pelle, di origine animale, alla quale nella parte centrale è legata una cannetta di bambù
molto liscia; con l’ausilio di una spugnetta, leggermente umida, frizionando ritmicamente sulla
spugnetta esce fuori un suono simile ad un basso.
Triccheballacche, lo strumento più rumoroso, facile da costruire ma difficile suonare: è costituito
da tre martelletti di legno ancorati ad una base, i due esterni sono mobili e il centrale
è fisso. Alla metà altezza dei martelletti vi è una parte trasversale lunga il doppio della base,
ancorata al martelletto centrale, con due nicchie, prima delle due estremità, che fungono da
guida per i martelletti mobili. Anche a questo strumento sono applicati i cimbali.
Scetavajasse, o teresinella è lo strumento che generalmente è affidato a chi inizia a suonare
in un gruppo perché in caso di battuta fuori tempo non provoca la perdita del tempo a tutti
gli altri suonatori. Facile da costruire, funziona a raschiamento: è formato da due bastoncini
di legno di circa 50 cm di cui uno ha scalanature profonde un centimetro ed è arricchito da
cimbali. Strofinandolo sull’altro (come se fosse un violino) produce un suono sordo che serve da
riempitivo ai suoni secchi del triccheballacche e di tutti gli altri strumenti a percussione.
Castagnette, o nacchere sono composte da due pezzi di legno grandi quanto la metà di una
mano che hanno entrambi la parte interna che combacia scavata come la forma di una castagna.
Sono legate tra loro alle estremità da un cordoncino, ma non in modo stretto, ma tanto
che, passando poi all’interno il dito medio, queste rimangono appese nel palmo della mano.
Per suonarle basta aprire e chiudere ritmicamente le mani, le nacchere toccandosi tra loro producono
un suono amplificato dalle due cavità a forma di castagna.
Generalmente sono suonate o dal cantatore o dai ballerini.
Tamburelli, di una miriade di formati: quelli senza pelle, quelli con la pelle, quelli a mezzaluna,
ecc.
Battimani, formato da assette di legno larghe 6 o 7 cm e lunghe 40 cm collegate su un lato
con un ritaglio di pelle inchiodato e con due presine alla metà delle parti esterne. Si battono
come si battono le mani.
Schiaccianoci, composto da due tronchetti di legno incavati nelle due parti interne che terminano
a forma di cono per consentire l’impugnatura; anche queste due parti sono collegate
sul lato più spesso con un ritaglio di pelle inchiodato. Finito di suonare è uno schiaccianoci
funzionante.
Tanti altri sono, però, gli strumenti che l’inventiva dei napoletani ha prodotto: come, ad esempio,
‘O Cantero: è formato da un vero e proprio cantero, o vaso da notte, del tipo alto che
i nostri nonni avevano nel comodino vicino al letto per i bisogni notturni. Ad esso applicando
un‘asta fatta di un tubo vuoto al cui interno scorre un tubicino collegato con il coperchio del
cantero si ottiene l’apertura e la chiusura del coperchio: viene fuori un suono come i piatti che
si usano nelle bande musicali. Una vera sciccheria.

...e la tradizione continua...

Il gruppo Frasca e Tammorra
Avino Angelo - Falciano Domenico - Guastaferro Francesco - Ranieri Vincenzo
Caldarelli Vincenzo - Di Somma Alfonso.
Ambrosio Francesco Antonio - Auricchio Gerardo - Peccerella Francesco
Balzano Giuseppe - De Luca Pasquale - Casillo Francesco - Coppola Arcangelo
Catapano Domenico Antonio - Cascione Daniele.
Gagliardi Tina - Ranieri Pina - Auricchio Rosa - Casillo Raffaela
Giugliano Maria (nipote ‘e Zi’ Ferel’) - Reale Lorena Lucia - Vaiano Giuseppina


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CARNEVALE

Fino a pochi anni fa, nel tardo pomeriggio del martedì prima delle sacre Ceneri, qua e là, nei rioni del paese, si trascorrevano ore di allegria, gazzarra e baldoria. Non mancavano balli rustici al suono dei cembali, fisarmoniche e putipù.
Attualmente, nell'ultimo giorno di Carnevale e nella domenica precedente
(come già detto nel capitolo della "città"), si allestiscono fantasmagorici carri allegorici, si balla la quadriglia con la 'ndrezzata in varie piazze del paese e si raccontano favole ironiche, concludendo con il Testamento di Carnevale.

Di seguito una "favola ironica" ed il "testamento":

IL CAPO
(Anonimo)


Quando il corpo umano fu creato, tutte le sue parti inoltrarono domanda onde poter essere messe sa capo di esso.
Disse il
cervello: Trasmetto disposizioni e messaggi a tutte le parti del corpo, io controllo e dirigo, è quindi giusto che io venga eletto "CAPO".
Disse lo stomaco: Io traduco, insieme all'intestino, in energia tutti gli alimenti di cui il corpo ha bisogno, lo nutro e lo preservo da morte causata da inedia, è giusto che io venga eletto "CAPO".
Dissero le
gambe: Trasmettiamo e trasformiamo in moto tutti gli alimenti e impulsi al cervello, e l'energia che ci fornisce lo stomaco, è giusto che io veniamo elette "CAPO".
Una dopo l'altra tutte le parti del corpo proposero la loro candidatura, adducendo motivi più o meno validi, al ché anche il
buco del culo propose la propria.
Scoppiò una risata generale, tanto ridicolo apparve l'idea che il buco del culo fosse "CAPO", offeso si gonfiò, si occluse e da quel momento
si rifiutò di fare il suo dovere, ossia lo stronzo.
Il tempo passò e, a causa dello sciopero in detto e attuato dal buco del culo, tutte le parti del corpo
cominciarono a star male: il cervello divenne febbricitante, lo stomaco aveva i crampi, mani e gambe pendevano inerte lungo il corpo, insomma tutto era un disordine.
In fine, per non andare a morte sicura, tutti gli organi , si rivolsero al cervello, pregandolo di eleggere il buco del culo a "CAPO" del corpo umano.
Avvenuto ciò, rabbonitosi ,
il buco del culo riprese a lavorare regolarmente, cioè a fare lo stronzo.
Insomma,
per diventare"CAPO" non c'è bisogno di un genio, ma basta che ci sia qualcuno che sia capace di fare lo stronzo.


TESTAMENTO DI CARNEVALE
(libera elaborazione di testi della tradizione popolare terzignese)

Dopo la dipartita del carissimo Carnevale, io notaio Sempronio Azzeccagarbugli , con studio in Terzigno a vico Passaguai 29, oggi 11 marzo 2013, 'mm'iez' 'e Casnov', davanti alla salma (se corteo, la salma va avanti), apro il testamento da lui redatto di proprio pugno e a me affidato. Dopo il controllo dei sigilli, ne do regolare lettura a tutti gli eredi e a quanti lo amarono.

ELENCO EREDI:
Congiunti, amici e conoscenti: 'O camp'liont', Cecchetell', Cucchiaron', Ciccolillo, Fragnon', Auricch', Lovicion,' Prisco, Michelangell', Caramell', Verdon', '.Jolett', 'Palummiell', 'A maggior', 'Ciccion' , 'O fiorentin', Scannell', '.Agostin', 'O tabacchin', Campaniell, Autorin', Savin', Verdin', 'O prior', Volpiciell', Sangiovann', ''O sannut', 'O baron', Munt'lion', Buggion', Fabbrocin', 'O bidell', 'O Jorar, 'Cucciardell', 'O solachianiell', 'O scarparonciell', Cenzine, 'O scampugliar', Biondi, 'O barbier', Muzzarell' e Panettier'.
Località: Miranda, Avini, Semoje, Campetielli, Casenove, 'Craparisi e Chiazza.
Autorità: Spazzin' e Vigili Urbani, Carabinieri, Ammin. e Giunta comunale, Sindaco e Parrucchian'.

Il caro estinto lascia a tutti l'esortazione:

"chi nun' me chiagn' 'e cor' addà asci' 'o mazz' 'a for'", poi:


- a congiunti, amici e conoscenti:
'O campolionte, tutta 'a rrobb' 'e sotto 'o pont'. \Cecchetell', 'a mazz' 'o sischer' e 'o 'brell'.\ Cucchiaron', tutt' chell' rò cazone.\ Ciccolillo, 'o cuozz' rò roncillo.\ Fragnon' , 'a maneca rò bastone. \ Auricch', doje provole e nu sasiccio e no copierchio.\ Lovicion,' cà a ddà vasà pur' ìo cordone.\ Prisco, cà a ddà stà semp' 'o ffrisc'.\ Michelangell', 10 centesim' e 'a caccavell'.\ Caramell', 'a sonà 'o fraule 'e pell'.\ Verdon' 'o ricam' vicin' 'o mutandone e tutta a rrobb' int' 'o canalone. \ Cchill' 'e perocch' chell' 'a copp' 'e denocch'. \ Jolett' 'no vacil' , quatt' saponette, 'na cazett' e 'na banan' mman'. \ Michelin' 'na scatola 'e brillantina e 'no poco 'e glicerina.\ Palummiell' 'a man'c' rò martiello.\ A maggior' 'n'orologg' che nun segn' l'ora.\ Ciccion' 'o cupierch'rò trombone.\ 'O vusches' 'a limm' che pall' appes'.\ 'O fiorentin' 'no sgabbuzin' e sa a dà fa a pper' fino a torin'.\ Scannell' 'na cucchiar' e 'na cardarell'.\ Beccuccio chell' che sta sott' 'o ciuccio. \ Agostin' 'nu per' 'e tavolin'.\ 'O tabacchin' 'no porcospino e 'no tacchin'.\ Campaniell' sa 'nnà piglià 'e prev'tariell'.\ Autorin' sett' scatole 'e lumin'.\ Savin' 'na mezavott' senza vin'.\ 'Verdin' 'o manich' rò rampin'.\ 'O prior' 'o turz' rò cavilicior'.\ Volpiciell' tant' varretiell'.\ Sangiovann' 'no gelat' ca' pann'.\ 'O sannut' 'na sport' 'e puparuol' arrostut'.\ 'O baron' adda j' scavez' e senz' 'o mutandon'. \ Munt'lion' 'no buttiglion' e 'no cav'rarone.\ Buggion' 'o salon' ma s'addà levà 'o cazon'.\\ Fabbrocin' 'a machina 'e ridolin'.\ 'O bidell' 'no scolapast' e 'no porta'brell'.\ 'O Jorar 'no bell' bucal'.\ Cucciardell' 'na ball' 'e sol' e una 'e mpign'. \ 'O solachianiell' na ball' 'e guardionciell'.\ 'O scarparonciell' 'nu par' 'e chianiell'.\ Cenzine 'nu par' 'e mtandine.\ 'O scampugliar' 'no granducat'.\ Biondi l'aimm' chiavà 'na mazzat' bront'.\ 'O barbier' 'a parrucc' rò brigadier'.\ Muzzarell' 'o manubrio 'e zi' raziell'.\ Panettier sett' par' 'e cannelier'.
- a località:
Miranda 'no camion 'e mutande.\ Avini 'no copiell' senza vin' e se sciacquan' pure 'e stedin'. \" Semoje sennà struscià semp' co' aglio e soia.\ Campetielli 'anna sonà semp' 'e campaniell'.\ Casenove 'na test' 'e scarol' e una 'e vas'nicol'.\ Craparisi tant' quintal' 'e ris'.\ Chiazza 'na posat' 'e tazz'.
- ad autorità:
Tutt' 'e spazzin' 'na scop', 'no spazzolin' e 'na bust' 'e creolina.\ Vigili urbani 'na sport' 'e pan'.\ Carabinieri 'na cristallier' con tutti 'e bicchier'.\ Amministrazione comunale 'anna j' a ramma sotto e pign'.\ Giunta comunale tant' 'no bell' rinal'.\ Sindaco l'amministrazione rò…\ Infine Carnevale ha ditt' che tutt' chell' ca' riman' so' pigl' 'o parrucchian'.

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DIARIO (VERBALE) DEI FESTEGGIAMENTI
A MARZO 2013 con note in calce


Da circa due anni, io Eduardo Ambrosio ho cercato di portare attenzione sulle celebrazione del Centenario sia con il Sindaco e tutte le Istituzioni, che con le varie Organizzazioni commerciali e d'impresa, ecc., insistendo maggiormente man mano che ci avvicinavamo al 2013.
Solo il 23 ottobre 2012 sono riuscito ad avere un interlocutore nella persona del Consigliere Comunale Antonio Pisacane, il quale mi propose di stilare un progetto ad hoc.
Subito mi sono messo all'opera ed i
l 29 ottobre 2012 ho prodotto il progetto (riportato in calce al diario: nota 1).
Il 15 novembre 2012 si è tenuta la prima riunione nei locali parrocchiali
(era stato invitato anche il Parroco) con la partecipazione del sottoscritto Eduardo Ambrosio, del Cons. Com. Antonio Pisacane, di Franco Guastaferro, di Franco Ranieri, di Mimmo Parisi , di Giovanni Parisi, di Angelo Massa.
Queste persone hanno dato vita al primo embrionale Comitato per le celebrazioni del Centenario del Comune di Terzigno, che comincia a delineare approssimativamente le varie manifestazioni da tenere.
La riunione successiva, del 19\11\12, per decisione del Pisacane, si tiene nella Casa Comunale, come anche le successive del 26\11\12, del 28\11\12.
Le decisioni si orienteranno, su mia proposta, a schematizzare Terzigno in otto Contrade con relativi responsabili. Dopo vari schemi si definiscono le i contrade.,
Esse elaboreranno un proprio specifico gagliardetto (colore unico e da riprodurre in bandierine per addobbare la contrada) da utilizzare in ogni manifestazione per sviluppare una sana e produttiva competitività. Le contrade saranno gli assi portanti di tutte le manifestazioni.
Poi si decide di indire un concorso per la realizzazione del
LOGO del Centenario, allo scopo elaboro il relativo manifesto (riportato alla nota 2).
In seguito io e Antonio Pisacane ci trasferiamo nella tipografia ARTEGRAM di Giuseppe Ambrosio e insieme lavoriamo alla prima pubblicazione e al manifesto dell'apertura ufficiale del 22\12\12. (nota 3)

La prima pubblicazione ufficiale (copertina: stemma comune in chiaro e in sottofondo - con la scritta: COMUNE DI TERZIGNO - 1913 CENTENARIO 2013 - … un anno di emozioni!!!) distribuita dal 22\12\12, contiene:
" Molto più di 100 anni! di Domenico AURICCHIO Sindaco di Terzigno
" Centenario del Comune di Terzigno di Eduardo AMBROSIO, con
PROGETTO: OBIETTIVI, STRATEGIA, TARGET, COPPA DI VINO IN VERSI.
" ...altri milioni di questi giorni di Francesco RANIERI Assessore alla Cultura
" Un atto d'amore di Antonio PISACANE Consigliere Comunale
" L'architettura di Terzigno custodisce il passato con lo sguardo rivolto al futuro per disegnare una nuova strada fatta di passato riabbracciato, di presente armonioso e di futuro sostenibile. di Angelo MASSA e Lucia BALZANO
" PROGRAMMA dell'intero anno 2013 ( da me abbozzato e aperto a qualsiasi ulteriore iniziativa): con 22 Giugno 2013 IL GIORNO
DEL DECRETO DELL' AUTONOMIA - 21 Settembre 2013 PRIMO REGISTRO NASCITE - 28 ottobre 2013: PRIMO CONSIGLIO COMUNALE
" Durante il 2013, auspicando la partecipazione e il contributo della cittadinanza tutta al meglio animata da tutte le associazioni presenti sul territorio, si organizzeranno altre manifestazioni.
" APPENDICE (di Eduardo Ambrosio):
LA FRASCA - UNA CANZONE MAGICA: LA CANZONE DE LO CAPO D'ANNO - LA FRASCA E LA TAMMORRA - DESCRIZIONE DELLA TAMMURRIATA - DESCRIZIONE DELLA TAMMORRA: Come si suona, Dove si usa, Un po' di storia
ALTRI STRUMENTI USATI NELLA MUSICA FOLKLORISTICA
Fisarmonica, Manticetto, Putipù, Triccheballacche, Scetavajasse, Castagnette, Tamburelli Schiaccianoci, 'O Cantero.
(La tammorra è stata scelta proprio perché è lo strumento più semplice e popolare e si costruisce da sé, senza costi!


Serata inaugurale del 22 dicembre 2012 (anche su Metropolis e Il Vesuviano, allegati): Ore 19:00 in Piazza Troiano Caracciolo del Sole, ritrovo delle contrade con i gonfaloni e al rullo di tamburi, si parte, in corteo con i cittadini intervenuti, per la Sala Consiliare della Casa Comunale, dove, oltre a visionare tutti i lavori presentati per la realizzazione del "logo del centenario", si tiene la manifestazione, così ordinata:
" Breve esibizione dei tamburi
" Antonio Pisacane presenta le otto contrade:
AVINI, MIRANDA, CHIAZZA, MOCIUNI, MASSERIA AMATI, VIANOVA, MONACI e BOCCIA AL MAURO
" Intervento del Sindaco di Terzigno Domenico Auricchio
" Eduardo Ambrosio con Marica presenta il programma dei festeggiamenti dell'intero 2013. Nell'occasione si presenta il programma dettagliato della prima manifestazione dal titolo "la frasca".
" La commissione giudicatrice relaziona sul lavoro svolto (verbale in possesso di Angelo Massa) e indica il logo più idoneo a simboleggiare le attività del centenario.
" Premiazione dei primi tre classificati.
" Brindisi finale, esibizione dei tamburi e … sorpresa: … arriva la tammorra
.

Dal 27\12\12 parte lo spettacolo della "Frasca" nelle otto contrade con la scaletta delle serate-tipo:
Il gruppo, partendo da un centinaio di metri dal luogo dell'esibizione, arriva suonando, senza cantare; subito interviene Franco Guastaferro che recita:

"Affacciateve, scennite,...

Avino Angelo immediatamente parte con la canzone 'a 'nferta, accompagnato dal gruppo dei suonatori - Piccolo intervento esplicativo di Eduardo Ambrosio - Segue la canzone Alli. Alli uno … canta Franco Guastaferro, accompagnato dal gruppo dei suonatori - Entra Antonio cantando, accompagnato da una tammorra suonata da Gerardo o Mimmo - Si esibiscono i ballerini in stile terzignese - Piccolo intervento esplicativo di Eduardo Ambrosio - Con due tammorre (Pasquale e Franco) canta Guastaferro Franco - Si esibiscono le signore in stile terzignese.
Finale: La tammorra di Angelo Avino accompagna il canto di Gerardo o Mimmo - Si esibiscono i ballerini in stile terzignese,

e secondo l'ordine :
Il 27\12\12 inizia lo spettacolo della Frasca con prima tappa a Masseria Amati Lo spettacolo è magnifico e dura più due ore, la partecipazione è forte e l'accoglienza ottima con una gradevolissima fagiolata.
Il 29\12\12 (dopo l'interruzione del 28\12\12 per fare spazio all'urgente Consiglio Comunale) lo spettacolo della Frasca si tiene a Boccia al Mauro (la contrada Miranda, anziché il 29\12\12 come programmato, riceverà la Frasca il 4\1\13 al posto della contrada Avini , al momento rinunciataria). Lo spettacolo di circa due ore è bellissimo - con un ricordo del compianto Avino Fedele (Zi' Ferel') , il principale esponente della "tammurriata terzignese"- la partecipazione è numerosa e l'accoglienza discreta con una gradevolissima fagiolata (peccato!!! … ottima ma un po' modesta nella quantità).
Il 30\12\12 lo spettacolo della Frasca si tiene a contrada Monaci Lo spettacolo di oltre due ore è bellissimo, la partecipazione è numerosissima e l'accoglienza è eccezionale in uno spazio attrezzato con palco, panini, fagiolata e dolce. Tutti insieme, poi, si decide di tenere comunque uno spettacolo nella contrada Avini , in omaggio a molti componenti il gruppo tammorra, il 1 gennaio 2013.
L'1\1\13 si tiene lo spettacolo della Frasca nella Piazzetta Avini. Lo spettacolo è splendido e dura più due ore, la partecipazione popolare è forte mentre l'accoglienza è nulla, assenza dei responsabili della contrada (non vorranno fornire nemmeno la corrente, abbiamo utilizzato un generatore diesel).
Il 2\1\13 non si è tenuto lo spettacolo nella Contrada Vianova per pioggia.
Il 3\1\13 lo spettacolo della Frasca si tiene a contrada Mociuni. Lo spettacolo di oltre due ore è esilarante, la partecipazione è numerosissima e l'accoglienza è eccezionale in uno spazio caratteristico della Contrada con abbondantissima fagiolata, rustici, dolci e vino a fiumi. Secondo il mio modesto parere in questa occasione si è pienamente realizzata la tammurriata con i suo magico e sensuale contenuto.
Il 4\1\13 lo spettacolo della Frasca si tiene a nella Contrada Vianova. Lo spettacolo di oltre due ore è esilarante, la partecipazione è numerosissima e l'accoglienza eccezionale in un ampio spazio (davanti stazione F.S.) attrezzato in ogni particolare: banco cibi, albero luminoso in ferro, stella di natale, fuoco. Abbondantissima fagiolata, pennette, gnocchi, dolci e vino a fiumi. Tutti i contradaioli vestono una maglietta con logo.

Il 5\1\13 nella Contrada Chiazza per le note incomprensioni (vedi manifesto e articoli giornale) non c'è stata alcuna esibizione, di seguito Cronaca del fatto:
Dopo varie modifiche - il 3 gennaio 2013, nel tentativo di concertare la serata in piazza, parlo con i responsabili della contrada Chiazza affermando che noi portavamo lo spettacolo della tammorra come in tutte le altre contrade, vengo subito interrotto con un:
"nui chi?!" e a seguire frasi: "che 'enna fa' si' scieme (il gruppo tammorra) e chiammamm' nuje 'e cantant' buon' , enn' ìa fa' riec' minut' e se nen j' , volimm' sapé chi s'e pigliat 'e 15000 euro "- comunque alle ore 18,30 del 4\1\13, con i responsabili della Chiazza, ho definito la scaletta dello spettacolo del 5\1\13, la quale prevedeva la esibizione del Gruppo tammorra fino alle 20,15 per poi lasciare il posto ad altri artisti chiamati specificamente da questa contrada (personalmente io riferii che, come libero cittadino, dopo le 20,15 anche se il gruppo si trasferiva in contrada Miranda, io sarei rimasto in piazza per gustarmi lo spettacolo in quanto abito nella contrada). Ho comunicato, come convenuto, tale ordine nello spettacolo della Vianova del 4\1\13, e cioè che dopo le 20,15 la Frasca si sarebbe trasferita nella piazza Miranda per recuperare la mancata serate del 29\12\12 ed omaggiare il fondatore dello stile terzignese nei balli della tammorra. Subito dopo il Consigliere Pisacane, smentendo quello che io avevo annunciato (come convenuto poco prima), annunciava che il gruppo Frasca non si sarebbe recato in nessun altro luogo. Nel preparare il mio intervento in piazza, dovendo restringere per il poco tempo, appuntai tra l'altro … lo spettacolo sarà solo un abbozzo della suindicata scaletta-tipo (visionata anche dai responsabili Chiazza), condivisa da tutti. I responsabili di questa contrada hanno ritenuto di dover ampliare lo spettacolo ( top secret) … ... non possiamo mica contestare chi fa di più … …. comunque restiamo dell'idea di concertare prima di agire. … non avendo altre notizie sulla serata lascio il microfono ad altro speaker.
Il pomeriggio del 5\1\13 compare un manifesto in piazza (foto e cartaceo del manifesto sono visbili in album allegato) che recita:
Il Comitato Festeggiamenti \ "Amici della Piazza" \ SI DISSOCIANO" \ DAI FESTEGGIAMENTI DEL CENTENARIO TERZIGNESE \ PER L'INCAPACITA' ORGANIZZATIVE DEI SIGNORI: \ Consigliere Comunale \ Pisacane Antonio \ Prof. Eduardo Ambrosio \ Gli amici della piazza.
Ancora articoli su Metropolis con foto (allegati in foto) dai titoli: il primo: Terzigno. Sotto accusa il consigliere Antonio Pisacane. Nappo.<> \ Il flop della festa per il Centenario \ I comitati: <>. Il secondo del 10\1\13: Terzigno. I comitati attaccano la minoranza: <> \ Centenario, scambio di accuse sulla festa.
A tal proposito annoto che domenica 16\12\12 ho chiesto alla Sig.ra Nella Miranda (è una mia ex alunna) di voler far parte della Giuria o altro ruolo nell'organizzazione del Centenario, mi rispose che aveva problemi di raffreddamento e per cui poteva assumere alcun impegno. Poi, le dissi se poteva intervistare il marito (Franco Nappo) sull'argomento, mi rispose che mi avrebbe fatto sapere.

Il 6\1\13 cercando di recuperare e di non urtare alcuna sensibilità (compresa quella ecclesiastica), invece del programma stabilito - ogni contrada portava il proprio albero o simbolo o altro in piazza Troiano Caracciolo del Sole davanti alla Natività (vivente) e il finale 'arrivo dei Magi a cavallo - si è allestito un corteo con le contrade: Mociuni con gonfalone e babbo natale, Vianova con gonfalone e Carro, Monaci con gonfalone e Carro, Avini e Boccia al Mauro solo con gonfalone e Gruppo Tammorra . Il corteo, partendo da piazza S. Antonio, ha percorso via Avini, piazza Immacolata con breve esibizione e brindisi, via Fiume per giungere nella bellissima piazza della contrada Miranda, dove c'è stata l'esibizione, la proiezione di un breve filmato in onere di zi' Ferel' e un brindisi finale..

L'8 alle ore 19 e il 9\1\13 alle ore 20, nella Sala Consiliare si tengono riunioni (annunciate durante le serate tammorra) per rifondare il Comitato con maggiore partecipazione e organicità e nel contempo ridisegnare e rinominare le otto contrade in seguito a quanto già accaduto già riportato nel precedente verbale.
Ai vari denigratori:
speriamo che la morte vi trovi vivi.
Si conviene di nominare un Coordinamento di soli terzignesi con almeno un rappresentante per contrada. L'organico del coordinamento (di seguito indicato) sarà presentato al Sindaco e al Presidente del Consiglio Comunale per l'approvazione.
L'assemblea decide di fissare, senza altro avviso, gli incontri ogni lunedì alle ore 20,00 nella Sala Consiliare.

COORDINAMENTO E GESTIONE
La configurazione, i requisiti minimi e la struttura del lavoro sono specificati dalla presenza di un coordinatore di tutte le attività con profonda conoscenza del territorio. Tale figura (possibilmente uno storico) deve essere coerente con le esigenze espresse dal presente e, in particolare, deve possedere specifiche competenze ed esperienze al fine di rispondere alle esigenze di tutte le iniziative. Al fine di una maggiore efficacia e coordinamento sarebbe opportuno provvedere preliminarmente alla nomina del Coordinatore del progetto.
Tutto deve accadere secondo le più elementari regole democratiche: quando ci si siede ad un tavolo e si discute la risoluzione finale è di tutti anche se la nostra idea era inizialmente antitetica, non si abbandona. -||- Se tu dai un euro a me ed io un euro a te, dopo abbiamo entrambi un euro come prima; ma se tu dai un idea a me ed io una a te, dopo abbiamo entrambi due idee -\\- Chi dice che ha capito e non fa niente, non ha capito niente!

Il Coordinamento è composto:
-dal
presidente onorario: il Sindaco di Terzigno, Domenico Auricchio,
-dal
coordinatore (delibera di G.M. n. 28 del 29.3.13 - vedi face book - l'autore del progetto) Eduardo Ambrosio,
-dal
delegato ai rapporti con l'Amministrazione il Cons. Com. Antonio Pisacane,
-dai
collaboratori (che inizialmente sono) : Angelo Massa, Francesco Ranieri, Pasquale Auricchio,
-dai
responsabili delle contrade (che inizialmente sono): (AVINI) Andrea Ambrosio, (MIRANDA) Raffaele Giugliano, (CHIAZZA - viene subito sostituita da CASENOVE) Angelo Miranda, Mimmo Parisi, Franco Guastaferro, (MOCIUNI) Michele Sepe e Luigi Carotenuto, (VIANOVA), Mario Pagano, (MONACI) Francesco Antonio Ambrosio, Pasquale Ambrosio, Pasquale Annunziata, (BOCCIA AL MAURO - S. Felice) Pasquale Auricchio, (MASSERIA AMATI) Mario Avino,
-da
chiunque che sia portatore di una valida proposta di attività.
Gestione di spesa per Impianti, Stampa pubblicazioni, Addobbi, Medaglie, Ecc.: direttamente dal Comune, che il 31\12\12 (in seguito all'idea del Centenario) ha affisso (a nostra totale insaputa) un manifesto (firma: Bellistri e Sindaco - visibile nelle foto) per gli sponsor: quindi chi vuole sponsorizzare versa il contributo al Comune; come chi deve riscuotere presenta la fattura al Comune.
Tra l'altro solo il 28\1\13, in occasione della visita in Provincia,
sono venuto a conoscenza di una delibera di Giunta Comunale del 19\12\12 (allegata insieme al manifesto cartaceo e in foto) che regola i rapporti con gli sponsor (la mia sorpresa è che la delibera riporta fedelmente - in fotocopia - il mio progetto ed è stato strategicamente omesso il mio nome, mah!!!)


Per la parte culturale ci si orienta a realizzare tre pubblicazioni - in forma di quaderni - (iniziale e 22 giugno) più una finale; tutte insieme saranno la pubblicazione del Centenario. Io propongo di stabilire dei temi che recheranno di volta in volta anche le varie fasi del programma, per cui, su mia proposta, le pubblicazioni (o quaderni) saranno:
Terzigno è ….: Presentazione - La città - programma intero - Il territorio dall'antichità al '600 - La nascita nel '700 - programma (I^ iniziale)
Lo sviluppo nell''800 - il Novecento - Gli anni recenti - programma - Curiosità, articoli, diario-verbale delle attività svolte, ecc. - programma (
22 giugno)
...(quarta finale).

Lunedì 14\1\13 alle 20,15 non c'era nessuno e sono andato via. Mercoledì 16\1\13 ho incontrato, dopo mia richiesta, il Sindaco, erano presenti anche Stefano Pagano e Antonio Pisacane, ho riferito dell'accaduto e degli altri problemi, ho ribadito che io credo fermamente nel Centenario e ho preteso una autorizzazione dal Sindaco o dal Consiglio Comunale.
Sono stato invitato a fare un progetto ed ha definire il comitato, per poi presentarlo (presentato il 21\1\13).
Nello stesso giorno c'è stata la riunione alle ore 20, integrata con gli incontri del 24 e 29\1\13 e 4\2\13, dove si è stabiliscono le attività per il Carnevale, più avanti descritte.
In data 28\1\13 io e A. Pisacane, intanto, ci siamo recati alla PROVINCIA DI NAPOLI per chiedere patrocinio e contributo. Abbiamo avviato la pratica, consegnando anche una bozza della prima pubblicazione. L'ufficio ci ha fornito gli estremi per il patrocinio (particolare dicitura sulla pubblicazione "Questa iniziativa è contro il sistema della camorra" e stemma dell'Ente Provincia).
Nella riunione delle 20, abbiamo definito la serata con Metropolis di domani 29.
C'è stata, poi, una forte protesta del gruppo tammorra che lamentava la non esibizione nella piazza del proprio paese, quando ovunque, e siamo pienamente d'accordo, vengono osannati e riveriti.
Il 29\1\13 abbiamo registrato nella Sala Cons. un sunto dello spettacolo della frasca con Metropolis, ed abbiamo deciso con il Gruppo tammorra di incontrarci mercoledì 6\2\13 ore 19,30 con Sindaco e Ammin. nella Sala Cons. per la consegna al gruppo di un attestato di riconoscimento e dopo … tutti a CENA (ore 20 al Palm Garden).

4\2\13 Definire con tipografo per la stampa Pisacane in mattinata del 5 risolverà il problema economico col Comune ed io vado in pomeriggio per le ultime correzioni, tempi puntualmente non rispettati.

Domenica 10\2\13 e Martedì 12\2\13 (soppresso per pioggia il 12 e recuperato domenica 17\2\13) il Logo del Centenario - da riprodurre in autoadesivo - insieme allo stemma di Terzigno sarà visibile su ogni carro.
Lunedì 11\2\13, con qualche interruzione e soppressione di alcune attrazioni per la pioggia, dalle ore 16 alle ore 19, in piazza Immacolata - dove è stato allestito un banco sotto il gazebo fisso coperto da Vianova - resp. Pagano (per magliette e fagiolata) e da Casenove resp. Miranda (per dolci da cittadini e carri), per la distribuzione gratuita di dolci e della finale fagiolata eccezionale! -sfilata di bambini in costume. Ore 17 uscita messa ammalati … ! Testamento di Carnevale (invitati i malati in piazza tramite parroco - Ambrosio). Ore 18 - 21 performance - un po' caotica sempre per la pioggia e per l'enorme numero di ballerini - dei balli dei carri allegorici (circa 20 minuti ciascuna). Ore 21 Tammorra e conclusione de La 'Ndrezzata e la Tammorra.

Per la manifestazione fantasma del 17\2\13 (intitolazione scuola a Fabbrocini), solo pochi manifesti affissi il 16 pomeriggio inoltrato e tutti coperti il 17 mattina, ne ho fotografato e pubblicato uno sopravvissuto nella vetrina del bar Federico. Annoto la cosa perché sui manifesti figura il richiamo 1913 - 2013 cioè del Centenario per cui il relativo Coordinamento doveva quanto meno essere informato.

PROGRAMMA IN SVOLGIMENTO

Sabato 16 marzo, 2013 ore 19:00, nel teatro parrocchiale dell'Immacolata, invitando tutta la cittadinanza a quest'alto momento celebrativo della nostra amata Terzigno, abbiamo tenuto la Conferenza dal titolo:

LE RADICI SPIRITUALI E RELIGIOSE DI TERZIGNO
profili biografici di illustri terzignesi
Proposta di concorso per le scuole:
"Il Sacro a Terzigno"

La manifestazione, è stata molto apprezzata con la richiesta di ripeterla, pubblicizzandola di più.

PER IMPEDIMENTI BUROCRATICI ED ECONOMICI, già indicati, LE PUBBLICAZIONI NON SONO STATE, né si prevede quando, ANCORA STAMPATE. PER CERCARE DI SOPPERIRE E RIGOROSAMENTE A MIE SPESE,
MI SONO ATTIVATO, ALLESTENDO UN SITO WEB, QUINDI COMUNICO CHE LE PUBBLICAZIONI
SONO SUL WEB, da me pubblicate, ALL'INDIRIZZO:


ambrosioe.altervista.org/index.html - al bottone "CITTA' DI TERZIGNO"
cartella "1913\2013 CENTENARIO AUTONOMIA COMUNALE di TERZIGNO"



-----------------------------------
NOTE DEL DIARIO (VERBALE):
Sommario note n.: 1 Progetto Centenario - 2 Manifesto per logo - 3 Prima pubblicazione

Nota n. 1
______________________________________________________________________
PROGETTO PER LA CELEBRAZIONE DEL CENTENARIO DELL'AUTONOMIA AMMINISTRATIVA DI TERZIGNO 1913 - 2013
Mitt.: Eduardo Ambrosio
Via S. Michele, 25
80040 TERZIGNO
tel. 081 827 45 21 338 388 69 44 AL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO COMUNALE Di TERZIGNO


STEFANO PAGANO



Terzigno, come comune autonomo, compie 100 anni, pur essendo, quale comunità cittadina, datata molti secoli avanti. Celebrare una ricorrenza come festeggiare gli anni (precedenti festeggiamenti per i 70 anni nel 1983), può diventare un'occasione propizia per rileggere la propria storia, riscoprire le radici, rafforzare l'identità. Tale iniziativa è importante per la comunità: necessita oggi, proprio oggi, ritrovarsi insieme … per andare oltre. La politica, oggi, deve sapere stimolare la cultura, l'imprenditoria, i sentimenti di una collettività per dirigere le azioni comuni verso il comune bene: unico compito di chi amministra e intende farlo con amore e passione.
Il progetto è volto a realizzare una serie di attività di genere vario (ludiche, celebrative, cu/olturali, ecc.), spalmate lungo tutto il 2013, nonché la redazione, in forma ermeneutica, di un documento, per aggiungere e completare quelli già esistenti, con cui promuovere il territorio terzignese, attraverso le sue offerte uniche di artigianato artistico, produzioni tipiche, contesti naturalistico-ambientali, beni storico-architettonici e tradizioni popolari.
D
a "Terzigno è" capitolo Novecento di Eduardo Ambrosio:
Agli inizi del secolo, dopo il ristoro dei danni dell'ennesima eruzione del Vesuvio, quella del 1906, si palesa una prima timida emancipazione cittadina attraverso la realizzazione di vari ammodernamenti (una sistemazione stradale; la costruzione, nel 1911, di una prima rete di distribuzione idrica, arrivano, come a Napoli, le pregiate e fresche acque del Serino, la realizzazione, nella primavera del 1924, di una prima rete elettrica), a Terzigno, si eleva forte la richiesta al Governo di autonomia amministrativa, uno dei più accesi sostenitori fu il notaio del comune di Ottajano Gregorio Gionti; finché re Vittorio Emanuele III, su proposta del capo del Governo, il 22 giugno 1913, con decreto n. 661 (ratificato, per la guerra, solo il 1° gennaio 1917) eleva Terzigno a Comune autonomo con un territorio di 2.351 ettari.
La lentezza della burocrazia, però, determinò come Ufficiale dello Stato Civile solo nel 1916 un Commissario Prefettizio nella persona dell'avv. Emilio Petrocelli.
Nei Registri degli Atti di nascita, di morte e di matrimonio nel settembre 1916 compare la dizione "Terzigno Comune autonomo": il primo in assoluto, alla pag. 46, è l'atto n. 135 delle nascite del 21 settembre.
Il periodo particolare - era in corso la Grande Guerra - non permise, come in tutta Italia, di tenere elezioni comunali.
Nell'estate del 1920 si tennero le prime elezioni comunali e il 28 ottobre il primo Consiglio Comunale di Terzigno elesse l'Avv. Cav. Nicola Bifulco, primo sindaco del Comune di Terzigno …
Avini , S. Antonio, Campitelli Vecchio, Monaci, Pagliarone, Campitelli Nuovo, Caprai, Boccia al Mauro, Mauro, Mauro Vecchio, Taverna al Mauro, Caposicchi, Borgonuovo, Croce del Carmine, Cuparella, Giordani, Passanti, Principessa Margherita, Miranda, Camaldoli, Portone a Secca, Ranieri, S. Teresa, Ugliani sono le denominazioni dei principali rioni (oltre a tutta una denominazione popolare di località come: 'e Furchi, 'e Pullieri, 'e Mociuni, 'e Sisandoli, Santa Prizet', 'e Carpiti, 'e Pizzoli, 'e Pern', 'e Rosi, 'e Vvasche, 'e Ccasenove, int' 'e Bbarinat', 'a Rocevia, 'o Varo 'e Passauài, 'a Pescinella, 'e Rosi, abbàscio 'e Belli, abbàscio 'a Jàtta, 'e Lupi, 'e Llògge, 'o Cafurchio, 'a Lavarella, 'e Quadrani, 'o Canalone, 'e Mangemelell', 'e Paglicuni, 'e Scocozz', 'e Crapar', 'a Riserva, e tante altre) che, insieme al centro storico, compongono TERZIGNO
ARTE E MARKETING PER LA PROMOZIONE DEL TERRITORIO
Sommario: OBIETTIVI, STRATEGIA, TARGET , METODOLOGIE DI ATTUAZIONE, ATTIVITA'
PROPOSTE, AVVIAMENTO E REALIZZAZIONE, GESTIONE E COORDINAMENTO.

GLI OBIETTIVI
Recupero della memoria e scoperta - o meglio riscoperta e della sua gente, attraverso le varie iniziative promosse per la loro fruibilità, con attendibilità sul territorio e con una sequenza temporale narrativo-casuale. I ricordi del passato, le potenzialità del presente, i traguardi del futuro possono diventare in maniera sempre più serrata, ricerca dell'identità. Il progetto intende promuovere, altresì, una nuova cultura che sia in grado di potenziare le capacità espressive e comunicative dei giovani affinché possano essere sempre più autonomi con maggiore capacità di relazionarsi e trovare un giusto posto nella società attuale. Inoltre, il progetto cercherà di avviare in modo permanente l'attività di informazione-comunicazione.
LA STRATEGIA
Attraverso tutto quanto proposto si valorizzerà la località di Terzigno. Essa diventerà luogo dei ricordi, ma fornirà anche una miniera di spunti per il recupero dell'identità, agricola, imprenditoriale. In un messaggio che, pur valorizzando il territorio, diventa universale: la memoria come identità per la costruzione di un futuro che è globale ma locale (glocal: si è abitante del villaggio e cittadino del mondo). E tale esperienza la si porterà, per conoscenza nelle scuole.
IL TARGET
Consolidamento dell'identità storica, attualmente frammentata e lontana dall'essere patrimonio collettivo condiviso;
Promozione del patrimonio artistico e co/ulturale;
Rafforzamento della vocazione commerciale dell'economia locale, attraverso la sensibilizzazione degli imprenditori locali verso l'utilizzo di pratiche di gestione di tipo manageriale;
Coinvolgimento dei cittadini in tutte le fasi di realizzazione.
METODOLOGIE DI ATTUAZIONE
Le diverse attività prevedono:
o Attivazione di iniziative capaci di attrarre l'interesse dei giovani;

o Suscitare il desiderio di ritornare più volte sull'area di progetto.
ATTIVITÀ' PROPOSTE
CONCORSO ARTISTICO PER IL LOGO DEL CENTENARIO 8 - 24 Dicembre 2012
AULA CONSILIARE PER MANIFESTAZIONE DI INIZIO: PRESENTAZIONE DEL LOGO DEL CENTENARIO E DEL PROGRAMMA - La benaugurante "frasca di lauro"
1° gennaio 2013
DIFFUSIONE DI ARTICOLI DAI TITOLI: NELLA SPERANZA DI UN CENTENARIO - TERZIGNO, DOVE L'ARTE DEL VINO È ANTICA - IL VINO DI TERZIGNO NELLA STORIA - REALTÀ E PROSPETTIVE DELL'ASSOCIAZIONISMO VITIVINICOLO VESUVIANO - " 'O VINO" (poesia) - COME IL VINO ARRIVA IN TAVOLA - IL LACHRJMA CRISTY DEL VESUVIO E L'IDENTITÀ DEL VINO DI TERZIGNO - NONNA MARIA BALDINI RACCONTA…. LA VENDEMMIA DEL '45 - COMME PO' ESSERE 'O VINO - COME SI MISURAVA IL VINO A NAPOLI DURANTE IL REGNO DELLE DUE SICILIE - 'E VINE D' 'O CANTINIERE - ALLA RICERCA DEI VOCABOLI PERDUTI - IL "LAVIELLO": ENTUSIASMI E VECCHI RICORDI - PROSPETTIVE - COSA FARE PER PRODURRE IL VINO DOC?. 1892 -1992 NON SOLO VIENNA, FESTEGGIANDO UN CENTENARIO - IL VINO È IL LATTE DEI VECCHI MA QUELLO DI TERZIGNO È VIGORÌA PER I GIOVANI - C'È VINO E VINO … (POESIA) - LE REGOLE PER IL VINO DOC - IL BRONZO E LE FRASCHE (motti sul vino) - ALLA RICERCA DI VOCABOLI PERDUTI - CANZONE 'E TERZIGNO (CANZONE) - CANTO DEL VIGNAIUOLO TERZIGNESE (poemetto); - TERZIGNO VISTA DA FRANCO PICCINELLI - IL VESUVIO, IL VINO, LA VITE (citazioni classiche)) - A - CUPOLE DI TERZIGNO (foto) - TARANTELLA PAESANA (poesia) - IL VINO ATTRAVERSO LA DEGUSTAZIONE - IL VINO TRA VECCHIE NUOVE TECNOLOGIE.
MOSTRE D'ARTE INIZIO 2013 E PER L'INTERO ANNO 2013
CARNEVALE
Sfilata dei carri allegorici insieme alle majorette e gli sbandieratori (nell'occasione, prima uscita del logo del centenario) Domenica 10 febbraio 13 e Martedì 12 febbraio 13
La 'ndrezzata della quadriglia, il testamento di Carnevale, la tammorra e la sagra del migliaccio gestita dalle Contrade in Piazza Immacolata Lunedì 11 febbraio 2013
RADICI SPIRITUALI E RELIGIOSE DI TERZIGNO - PRESENTAZIONE DI PROFILI BIOGRAFICI DI ILLUSTRI TERZIGNESI e loro ricordo con inviti e targhe - GIORNATE DEL VOLONTARIATO
STANDS PRODOTTI TIPICI - INCONTRO MUSICALE … ED ALTRO. MARZO 2013
Intitolazione di una strada cittadina al MAESTRO SALVATORE EMBLEMA Domenica 25 Aprile 2013
Domeniche nel Parco e STRATERZIGNO - gara podistica per categorie - Concorso musicale "Tu che musica parli … ?" per la festa della mamma. Maggio 2013
I
L GIORNO DEL DECRETO DELL' AUTONOMIA incontro-dibattito la politica vista dai giovani; convegno sull'imprenditoria; mostra fotografica sull'evoluzione urbana DI TERZIGNO; riconoscimenti ad artigiani ed imprenditori terzignesi; STANDS PRODOTTI TIPICI. Sabato 22 GIUGNO 2013
SAGRA DEL VINO CON LA PERCOCA primi di Settembre 2013
P
RIMO REGISTRO NASCITE - PALIO DELLA BOTTE: LA DISFIDA DELLE CONTRADE - PIGIATURA IN PIAZZA con successive svinatura e torchiatura. Il "LAVIELLO": entusiasmi e vecchi ricordi testimonianza di una bimba sulla pigiatura BOTTAIO, Stands prodotti tipici - Incontro musicale ed altro. Sabato 21 SETTEMBRE 2013
P
RIMO CONSIGLIO COMUNALE - CONCORSI PER LE SCUOLE e per la cittadinanza tutta: LE FAVOLE - artistico e fotografico "OBIETTIVO TERZIGNO" su: enologia, gastronomia tipica, cupole, ville romane, ville vesuviane, 'e ccurtine, case rurali (adottiamole e salviamole !!!") -
Piperno nobilissimo: una pietra viva da valorizzare: lo scalpellino - UNA PROPOSTA: enologia ed ecologia nelle scuole. Stands prodotti tipici c Lunedì 28 OTTOBRE 2013
PROCESSO AL VINO (REGOLAMENTO): - brindiamo ad una speranza 'o tesoro 'e Terzigno (poesia) - l'inglese (racconto in versi) - cagnammo 'a liggenda (poesia) - Portoni e cantine aperti.
Dibattiti sui temi: "Realtà e prospettive del vino del vesuvio" - radici di ieri guardando il domani: realtà e prospettive della viticoltura locale. Museo contadino. Bacco fa bene alle ossa!!; vino come medicina … il
resveratrolo antinfarto. STANDS PRODOTTI TIPICI - INCONTRO MUSICALE … Lunedì 11 NOVEMBRE 2013
Tavola rotonda: cultura e modelli culturali - TERZIGNO DA LEGGERE: pubblicazioni di autori terzignesi e di scritti su TERZIGNO. Performance di alunni delle scuole DICEMBRE 2013
Durante il 2013, inoltre, si organizzeranno:
LA VISIONE DELLA DOCUFICTION SU TERZIGNOo Una lettura creativa di componimenti poetici o Monumenti porte aperte con adozione di uno specifico monumento o ALBERATA : concorso meritorio per l'adozione da parte dei cittadini di un piccolo spazio pubblico (1 o 2 mq.) delle villette comunali concesso
dal Comune per una simbolica cifra (euro 1), spazio da sistemare, curare e completare con un albero (ad esempio quello natalizio della propria famiglia). o Ecologia con adozione di uno spazio pubblico o Progetto cu\oltura o Autoraduno o Concorsi fotografici o Ricerca su: la parlata terzignese - strofette e filastrocche - cantilene popolari - fatti e fatterelli (ad esempio: 'o conneturo re Pern') - usanze e costumanze sacre e profane - credenze e superstizioni (ho visto bruciare fili di paglia da una guaritrice) - passatempi di grandi e di piccoli. Chiusura: dicembre 2013 / gennaio 2014. Seguirà specifica locandina per ogni evento.

Il programma è aperto a qualsiasi ulteriore iniziativa e si auspica la partecipazione della cittadinanza tutta al meglio animata da tutte le associazioni presenti sul territorio.

AVVIAMENTO E REALIZZAZIONE
La città di Terzigno viene schematizzata nelle seguenti otto Contrade (numero funzionale alle varie manifestazioni): AVINI, MIRANDA, CHIAZZA, MOCIUNI, MASSERIA AMATI, VIANOVA, MONACI, BOCCIA AL MAURO.
Esse elaboreranno un proprio specifico gagliardetto (colore unico e da riprodurre in bandierine per addobbare la contrada) da utilizzare in ogni manifestazione per sviluppare una sana e produttiva competitività.
Le contrade saranno gli assi portanti di tutte le manifestazioni, in ogni performance, riceveranno un punteggio da una commissione riservata che, sommato, determinerà, alla fine del 2013, la contrada più impegnata, che sarà adeguatamente premiata.
Concorso per la realizzazione del LOGO del Centenario.



Nota n.2

Testo manifesto da me proposto__________________________________________________________________

1913 - 2013 CENTENARIO DEL COMUNE DI TERZIGNO
Terzigno, come comune autonomo, compie 100 anni, pur essendo, quale comunità cittadina, datata molti secoli avanti. Celebrare una ricorrenza come festeggiare gli anni (precedenti festeggiamenti per i 70 anni nel 1983), può diventare un'occasione propizia per rileggere la propria storia, riscoprire le radici, rafforzare l'identità. Tale iniziativa è importante per la comunità: necessita oggi, proprio oggi, ritrovarsi insieme … per andare oltre. La politica, oggi, deve sapere stimolare la cultura, l'imprenditoria, i sentimenti di una collettività per dirigere le azioni comuni verso il comune bene: unico compito di chi amministra e intende farlo con amore e passione.
L'Amministrazione Comunale, in uno con il Comitato organizzatore, nell'intento di riscoprire le radici per rafforzare l'identità cittadina, intende festeggiare il centenario con una serie di attività di genere vario (ludiche, celebrative, cu\olturali, ecc.), spalmate lungo tutto il 2013, nonché la redazione di un documento, per aggiungere e completare quelli già esistenti, con cui promuovere il territorio terzignese, attraverso le sue offerte uniche di artigianato artistico, produzioni tipiche, contesti naturalistico-ambientali, beni storico-architettonici e tradizioni popolari.
A tal fine indice un concorso per realizzare il "logo del centenario".
Modalità di partecipazione:
" Possono partecipare tutti i cittadini di Terzigno, sia singolarmente che in gruppo (associazioni, classi scolastiche, ecc.);
" I partecipanti dovranno far pervenire alla casa comunale il lavoro in forma anonima (il lavoro sarà affiancato - mediante numerazione da parte dell'ufficio accettazione - da una busta sigillata con le generalità dell'autore) entro il 14\12\112
Una commissione, all'uopo costituita, valuterà i lavori e indicherà il più idoneo a simboleggiare tutte le attività del centenario
Al primo classificato sarà offerto uno stemma di Terzigno in oro, al secondo di argento e al terzo di bronzo; tutti i partecipanti riceveranno un attestato di partecipazione e figureranno in una pubblicazione di tutte le opere presentate.
Il logo vincitore e insieme al programma saranno presentati nella Sala consiliare il 22\12\12, evento che rappresenterà l'apertura ufficiale dei festeggiamenti

L'amministrazione Comunale e il Comitato Promotore


Testo manifesto pubblicato ______________________________________________________________________

1913 - 2013 CENTENARIO DEL COMUNE DI TERZIGNO
PROVINCIA DI NAPOLI
Terzigno compie 100 anni
Festeggiare il centesimo anniversario della su autonomia comunale significa, anche, rileggere la propria storia, riscoprire le radici, rinnovare le proprie tradizioni, consolidare la propria identità.
Il Sindaco e l'Amministrazione Comunale di Terzigno, promuovono tale importante evento per valorizzare l'intero territorio terzignese, attraverso le sue originali ed uniche offerte di contesti naturalistico-ambientali, beni storico-architettonici, tradizioni popolari, artigianato artistico e prodotti tipici.
A tal fine indice un concorso per realizzare il "logo del centenario".
Modalità di partecipazione:
" Possono partecipare tutti i cittadini di Terzigno, sia singolarmente che in gruppo (associazioni, classi scolastiche, ecc.);
" I partecipanti dovranno far pervenire venerdì entro il 14 dicembre 2012, all'attenzione del Sindaco.
Una commissione valuterà i lavori presentati e indicherà il più idoneo a simboleggiare tutte le attività del centenario.
I primi tre classificati saranno premiati con una scultura
realizzata dell'Opificio Emblema
raffigurante lo stemma del Comune di Terzigno
Il programma ufficiale del "Centenario" sarà presentato Sabato 22 dicembre 2012 nell'aula consiliare del Comune di Terzigno.

Il Sindaco Domenico Auricchio e l'Amministrazione Comunale di Terzigno


Nota n. 3

Testo manifesto da me proposto ________________________________________________

1913- 2013 CENTENARIO DEL COMUNE DI TERZIGNO
PROGRAMMA:
Sabato 22 dicembre 2012 - Alle ore 19:00 da Piazza Troiano Caracciolo del Sole, al rullo di tamburi, partirà un corteo di cittadini per portarsi nella Sala Consiliare
dove si visiterà la mostra di tutti lavori presentati per la realizzazione del "logo del centenario", e la commissione giudicatrice, all'uopo costituita, relazionerà sul lavoro svolto, al fine di indicare il più idoneo a simboleggiare tutte le attività del centenario.
Premiazione del logo vincitore - Esibizione dei tamburi
Presentazione delle otto contrade:
AVINI, MIRANDA, CHIAZZA, MOCIUNI, MASSERIA AMATI, VIANOVA, MONACI e BOCCIA AL MAURO
Ciascuna con lo specifico gagliardetto da utilizzare in ogni manifestazione.
Le contrade saranno gli assi portanti di tutte le manifestazioni.
Presentazione del programma, con distribuzione del relativo opuscolo, dell'intero 2013
e apertura ufficiale dei festeggiamenti.
In tale occasione sarà presentato anche il programma dettagliato della prima manifestazione dal titolo "la frasca".
Il Sindaco e l'Amministrazione Comunale

Testo pubblicato in manifesto con stemma in sottofondo colorato ________________________________

1913- 2013 CENTENARIO DEL COMUNE DI TERZIGNO
PROGRAMMA:
Sabato 22 dicembre 2012 - ore 19,00
Le Contrade di Terzigno:
AVINI, BOCCIA AL MAURO, CHIAZZA, MASSERIA AMATI, MIRANDA, MOCIUNI, MONACI e VIANOVA
con i propri gonfaloni si ritroveranno in Piazza Troiano Caracciolo del Sole, al rullo di tamburi, si porteranno nella Casa Comunale - Aula Consiliare
Introduzione Domenico Auricchio - Sindaco
Presentazione programma celebrativo Eduardo Ambrosio
Esposizione di tutti i loghi partecipanti
Premiazione dei loghi prescelti con sculture realizzate dell'Opificio Emblema
Brindisi di buon auspicio con Il"Vino del Centenario" - Cantine Villa Dora, accompagnato dalla tammorra terzignese.

Il Comitato promotore

La Cittadinanza è invitata a partecipare






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