Eduardo Ambrosio


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La Poetica del Vero

UNIVERSITA' > La Storia dell'Arte a cura di ANTONIA

LA POETICA DEL VERO

Le radici del Realismo affondano nell'età romantica, in particolare nell'esperienza dei paesaggisti inglesi, come Constable e degli esponenti della scuola di Barbizon in Francia come Millet e Corot, che si proponevano di raffigurare in modo fedele la natura e rifiutavano di sottostare agli schemi compositivi della tradizione accademica.

I caratteri del Realismo si definirono intorno al 1850- subito dopo i moti del 1848 che infiammarono l'Europa- e possono essere così riassunti:
- libertà nella scelta dei soggetti, spesso popolari e quotidiani, legati ai temi del lavoro e della vita urbana;
- adozione di uno stile volutamente disadorno;
- forte coscienza politica e sociale degli artisti, che si sentono chiamati a dare una rappresentazione il più possibile oggettiva e realistica del mondo contemporaneo.

Questo tipo di pittura non doveva descrivere solo la realtà ma doveva anche contribuire a cambiarla.
Le tele che seguivano questo intento vennero respinte nel 1855 dalla giuria dell'esposizione universale di Parigi; convinto del valore della propria arte, Courbet allestì una mostra personale in uno spazio a pochi passi dalla sede dell'esposizione ufficiale e che denominò Padiglione del Realismo. Courbet voleva fare dell'arte viva che doveva avere un rapporto diretto con un pubblico nuovo e popolare, affrontando la realtà in piena autonomia rispetto all'accademia e alle tradizioni precostituite ed escludendo dunque i soggetti mitologici, storici e l'arte sacra.

Foto su Facebook > università popolare di terzigno

1-G.Courbet-GLI SPACCAPIETRE: 1849( distrutto durante la Seconda guerra mondiale).
Olio su tela, 165x257cm, già a Dresda(Germania), Galerie Neue Meister.
Chiaro esempio della volontà, da parte dell'artista, di denuncia sociale. Il vero soggetto è l'inumana fatica dei due lavoratori. Alcuni critici contemporanei, tra cui il filosofo e anarchico Pierre-Joseph Proudhon, vi scorsero già allora un atto di accusa contro gli effetti più esecrabili del capitalismo.

2- S. Lega -IL PERGOLATO: 1868, OLIO SU TELA, 74x94 CM, Milano, Pinacoteca di Brera.
L'opera descrive il rito del caffè nel dopopranzo assolato di un giorno d'estate: il contrasto luce-ombra, lo sfumato nei contorni dei pioppi e delle case coloniche all'orizzonte, rimanda idealmente alle ricerche degli impressionisti, i cui lavori erano tuttavia sconosciuti a Lega.

3-G. Fattori-IN VEDETTA- (il muro bianco), 1872, olio su tels, 37x56 cm, collezione privata.
Scena quotidiana di vita militare. Personale interpretazione della pittura a macchia; pur non rinnegando completamente il chiaroscuro e il contorno, privilegia l'uso di pochi colori dai forti contrasti cromatici per dare forma e volume alle figure e costruire lo spazio prospettico in cui sono inserite.

4-Jean- Francois Millet - LE SPIGOLATRICI-1857, olio su tela, 83,5x111 cm, Parigi, Musèe d'Orsay.
Pittore barbizonniers, si distingue per aver preferito la figura umana e non il paesaggio, resa con severa monumentalità. Ha sottolineato il lavoro agricolo dei contadini e la loro religiosità.
Le contadine sono intente a raccogliere le spighe rimaste sul terreno dopo la mietitura. Ad un attento esame la serenità apparente della scena è negata dagli elementi sullo sfondo: tra i covoni e il carro lavora un gruppo di spigolatrici sorvegliate da un uomo a cavallo. Lontanissimo uno stormo di uccelli nel cielo, sulla destra, simbolo di una libertà preclusa alle contadine.

5-Honorè Daumier: IL VAGONE DI TERZA CLASSE,1863-65 ca, olio su tela, 65x90cm, Ottawa, National Gallery of Canada.
L'artista, a differenza di Millet, in alcune opere denunciava la miserabile vita delle masse urbane e suburbane con uno stile molto espressivo, dalle pennellate veloci e quasi liquide e uno spiccato gusto per i contrasti netti e per i toni caldi, rossi e bruni.
Bene lo attesta IL VAGONE DI TERZA CLASSE, in cui nello scompartimento spoglio di un treno si assiepa una massa compatta di lavoratori di sesso ed età differenti: un bambino che dorme, una anziana contadina, una giovane donna che allatta un neonato e, in secondo piano, volti maschili segnati e affaticati e anche rassegnati ad una vita senza alcuna prospettiva per il futuro.

Honoré Daumier: Gargantua- litografia- : impietosa immagine del sovrano che, adagiato sul trono, viene nutrito di continuo da un popolo allo stremo. Complici i deputati dell'Assemblea che fingono di protestare ai piedi di Luigi Filippo ma, corrotti, si prestano per trascinare i pesanti sacchi sulla passerella e svuotarli dentro la bocca del re, la cui testa assume la forma di una grossa pera.

Francesco Hayez- IL BACIO-1859, olio su tela, 112x88cm, Milano, Pinacoteca di Brera.
Dipinto dall'artista, ormai settantenne, all'indomani della vittoria italiana contro gli austriaci nella battaglia di Solferino(1859), l'opera, un'icona della pittura romantica italiana, è pervasa da un sentimento di negatività: l'Italia, liberata dallo straniero, non è ancora del tutto unita. Con l'armistizio di Villafranca il Veneto rimane sotto l'impero austro-ungarico.
Esposto a Brera nello stesso anno, il dipinto raffigura un giovane che bacia la sua amata in un contesto medievale. E' un ultimo gesto d'amore prima di una forzata separazione. Sembra più una fuga, visto il piede sul gradino e la foga con cui trattiene la guancia della fanciulla.
In un'altra versione dipinta nel 1861, anno della nascita del Regno d'Italia, la fanciulla è vestita di raso bianco, mentre il tessuto del mantello e i pantaloni di lui sono di colore verde e rosso, a richiamare i colori della bandiera italiana.


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