Eduardo Ambrosio


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Il Naturalismo e Bruno

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Il Naturalismo

L'interesse fondamentale va dalla filosofia alla cosmologia, in contrapposizione al primo umanesimo, dove era rivolto all'etica e alla politica; per questo motivo sono i precursore della filosofia e della scienza moderne.

Telesio (Cosenza 1509-1588), distingue mondo fisico: costituito da due principi: materia e forza - quest'ultima è il contrasto tra caldo e freddo - e mondo spirituale rivelato.

Campanella (Stilo in Calabria 1568-1639) prospettò un'utopistica repubblica di sapore platonico: La città del sole.

G I O R D A N O B R U N O

Nato a Nola nel 1548, Bruno anticipò i temi principali della filosofia moderna. Fino a 14 anni studiò a Napoli latino, logica e dialettica, poi entrò nel convento di S. Domenico mutando in Giordano il nome di battesimo Filippo. Qui studiò Aristotele, Ficino, Cusano, Copernico.
Presto (1576), anche per sfuggire ad accuse di eresia e di uccisione di un confratello, abbandonò l'ordine domenicano per incompatibilità dottrinale, aveva dubitato del dogma della trinità, della verginità di Maria e interpretato in senso neoplatonico lo spirito santo come anima del mondo, negato l'inferno e sostenuto che Gesù era un mago che incantava i suoi seguaci.
Dopo a soggiorni a Roma, in alcune città del Nord Italia, a Ginevra (dove per poter studiare abbracciò il calvinismo, che ben presto abbandonò per la forte intolleranza che professava), a Tolosa (dove insegnò logica, arte combinatoria e mnemotecnica) giunse a Parigi sotto la protezione di Enrico III, re tollerante e disponibile a compromessi tra cattolici ed ugonotti, qui scrisse "Il candelaio".
Nel 1583 si recò in Inghilterra con l'ambasciata francese alla corte di Elisabetta I, qui il nostro individuava, per le lotte religiose in atto, terreno favorevole per la sua polemica antiaristotelica, inoltre pubblicò diverse opere. Passato in Germania con i favori dell'imperatore Rodolfo d'Asburgo insegnò in diverse città.
Nel 1591 accettò l'invito di un patrizio veneziano, Giovanni Mocenigo, desideroso di apprendere l'insegnamento (ritenuto magico) del Bruno. A Venezia, tradizionalmente liberale, il nostro viene denunciato all'Inquisizione, processato prima a Venezia e poi a Roma, fu condannato al rogo.
Morì il 17 febbraio 1600 arso vivo in Campo dei Fiori a Roma.

Il fulcro del pensiero di Giordano Bruno è la infinità della natura contrapposta alla finità aristotelica e scolastica. Giunge a questa concezione sia per le teorie copernicane, sia per originali intuizioni proprie e afferma che all'infinita causa (Dio) deve corrispondere un effetto infinito (Gli infiniti mondi).

Per Bruno , l'Universo è infinito perché, al di fuori di esso, non c'è alcunché che lo possa limitare, neppure Dio che coincide con l'universo stesso: Dio è in tutto il mondo e in ogni sua singola parte.

Il rapporto tra Dio e il mondo non è, quindi, di assoluta trascendenza, Dio non è fuori dal mondo, né è la causa finale esterna a cui tendono le creature terrene, al contrario, Dio è in tutte le cose, e, pertanto, di tutte le cose è principio.

Per Bruno, esiste un'immensa mole materiale, sempre identica a sé stessa nel variare delle sue forme accidentali,
animata al suo interno da un solo principio formale (soffio vitale interno, respiro della natura); di questa unica materia animata è composto tutto l'universo. L'uomo, per Bruno, in antitesi ai coevi pensieri di Ficino e di Pico della Mirandola, è nient'altro che uno dei tanti esseri che la natura produce nel suo continuo divenire: l'uomo è un momento del ritmo della natura.
Da questa nuova coscienza cosmologica scaturisce:
" la nuova conoscenza basata sull'osservazione sensibile e sorretta ed integrata dalla ragione;
" la nuova morale non più fideistica e misticheggiante ma attivistica e pratica che trova il suo segno distintivo nell'invito all'operosità, criticando aspramente la morale cristiana ed il suo principio di salvezza per mezzo della sola fede.

Nei dieci dialoghi degli Eroici furori Bruno accentua l'aspetto attivistico della morale: l'entusiasmo dell'uomo deve osare, aspirare alto, deve puntare al raggiungimento della consapevolezza dell'intima unione che lega l'anima umana all'uno infinito, per realizzare l'unità tra l'uomo e la natura vivente (esistente e profonda). L'uomo, quindi, deve essere spinto da un eroico furore, cioè da un impeto che deve spingerlo a superare ogni difficoltà, ogni limite.
La conoscenza della totalità, però, non si conquista cercando fuori da sé, nelle cose del mondo, in quanto l'intimo legame che unisce l'uomo alla natura è dentro di sé: la divina bellezza del tutto risplende nell'uomo stesso.

Il mito di Atteone simboleggia l'unità uomo natura: il cacciatore insegue la preda e scioglie i suoi mastini (la volontà) e i suoi veltri (agilità), ma , riflessa nell'acqua, vede Diana nuda, cioè il cacciatore scorge nelle sembianze delle cose del mondo la vita che scorre nella natura, il principio divino che anima il mondo. D'un tratto da cacciatore diventa preda (cervo, per farsi amare da Diana) e i suoi cani si avventano contro di lui. Atteone cercava fuori da sé il bene, la sapienza, la bellezza e quando giunse alla presenza di Diana fu rapito da tanta bellezza e divenne preda, vedendosi convertito in quel che cercava; non era necessario che Atteone cercasse fuori da sé la divinità, avendola già dentro di sé.
La conoscenza della natura rivela all'intelletto che quello che si cerca fuori dall'uomo è presente dentro di lui, operante nella natura, è vivo e palpitante anche nell'uomo: tra uomo, natura e Dio non c'è frattura o trascendenza, ma pura e concreta unità.

Non la fede allora, ma la ricerca intellettuale (anche con la mnemotecnica, capace di avvicinarci all'universo - Dio) rivela la natura di Dio, una ricerca, però, che non esclude la fede, in quanto, per Bruno, la filosofia si rivolge a quegli uomini che sanno governare sé e gli altri mentre la fede ai rozzi popoli che devono essere governati.

In tutta l'opera del Bruno è costante lo sforzo appassionato di presentare un universo unico, infinito e vivente da contrapporre al cosmo aristotelico. Forte è la spinta anche nel campo scientifico e, spezzate le catene del carcere duro e spente le fiamme del rogo, la filosofia del Bruno si impone ancora oggi come fulgido esempio di libertà di pensiero che supera ogni difficoltà.

Bruno smantella la distinzione aristotelica tra fisica terrestre e celeste e teorizza la relatività del movimento, sostenendo, prima di Galileo, la rotazione dellaTerra intorno al proprio asse.
Anche se esortava a fondare il principio della scienza sulla testimonianza dei sensi, per Bruno: niente apparati sperimentali, niente strumenti tecnologici come il telescopio e la sua matematica era piuttosto una "matemagica".
il Dio di Bruno, infinito nell'infinito, è dovunque in tutte le cose. Non c'è essere umano che non voglia abbracciare la totalità: ma come Narciso rischia di affogare nell'acqua cercando invano di afferrare la propria immagine.
Questa perpetua insoddisfazione è il nucleo della loro libertà, per la quale possono anche rinunciare alla vita.

Nel Novecento, Karl Popper, teorico del carattere sempre rivedibile della conoscenza scientifica e dell'apertura al nuovo per qualsiasi società libera, dichiarerà che la filosofia è in fondo cosmologia.

FILM DI C. PONTI - MUSICHE DI E. MORRICONI - CON GIANMARIA VOLONTE' NELLA PARTE DI G. BRUNO - REGIA DI GIULIANO MONTALDO DURATA 1H, 50'




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